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SYMPATHY
Invocation
death
2002 - N.C.
(Canada)
www.myspace.com/realmofdisease

 

Primo album per Dharok (al secolo Derek James From), polistrumentista canadese anima dei Sympathy, qui in veste di one-man band supportato dalla drum machine, il quale ci propone una formula musicale di brutal death tecnico con contaminazioni black, nel segno di band quali Cryptopsy, Dimmu  Borgir, Behemoth, Morbid Angel ed Emperor. Si parte subito con la title-track, una vera e propria dichiarazione del modo di fare musica dei Sympathy: ci accolgono chitarroni che alternano un riff su tempo medio ed una progressione di accordi a velocità warp con fill di batteria e blastbeats, il tutto per portarci all’entrata del growl lacerato di Dharok che urla "Father, Holy Father", a cui poi aggiunge scream black style ed un intermezzo black sinfonico. Su coordinate simili ci muoviamo con le seguenti Fey illusion ed Occupy, in cui le tastiere si fanno sentire ancor di più e il nostro Dharok butta dentro riff su riff delle chitarre affilatissime, cambi di tempo, stacchi e ripartenze di matrice thrash: decisamente due brani eccellenti. Partenza al fulmicotone, intermezzo dall’incedere marziale e ripresa con struttura circolare per la successiva Circe of light; passiamo poi alla notevole Final ordeal che dopo un arpeggio noiseggiante si apre con due chitarre fischianti ed un riffone che sembra uscito dagli ultimi Decapitated, canzone che poi si svolge contorta ed intricatissima mentre il growl si fa ancora più profondo e viscerale.

Arriviamo quindi all’incipit cadenzato di Cup of demons che procede su tempi più umani mentre la voce si avventura in frequenze al limite del pig squeal, il tutto condito da backing vocals filtrate. Per Arise il canadese imposta di nuovo il metronomo su velocità "viaggio nell’iperspazio" e scarica tutta la sua brutale tecnica per il sano piacere dei nostri timpani maltrattati, mentre nella successiva Realm of disease accanto alla consueta violenza sonora ci godiamo uno stacco centrale con riff folkeggianti. La traccia nove, Prelude and toccata In E Minor, è uno strumentale di pianoforte dal carattere quasi scherzoso che ripropone nella conclusione il proprio tema d’apertura con un’interpretazione malinconica, mentre Christus factus est è un mid-tempo dal sapore viking con coro polifonico di voci femminili. Due tracce sicuramente ben confezionate, ma che lasciano più di qualche dubbio sul loro amalgamarsi nel contesto, soprattutto alla luce dell’ottimo lavoro fatto nelle song precedenti. A chiudere abbiamo Immolation of the dragon, pesantemente black-oriented e Death of immortals, secondo strumentale del disco che inizia con un organo etereo per poi partire a razzo, ma che non aggiunge molto a quanto visto finora.

In definitiva un ottimo album di sano death tecnico e tritaossa, che non risente per nulla della presenza della drum machine ed in cui è da segnalare l’uso oculato delle tastiere, mai invadenti o fastidiose, tuttavia il voto risente della parte finale del disco, che come accennato non regge il confronto con il resto della produzione.

Daniel Djouder

VOTO

80

 

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