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SYMPHONY IN PERIL
The Whore's Trophy
metalcore
2005 - Facedown Records
(USA)
www.myspace.com/symphonyinperil

 

Dopo aver registrato le vocals per i primi due album degli Zao, Shawn Jonas prende qualche anno di pausa per poi tornare alla carica nel 2002 con un nuovo progetto sotto il monicker di Symphony In Peril. Mentre il debutto del gruppo ("Lost Memories And Faded Pictures") era un disco caratterizzato da un suono caotico, molto simile a quello dei The Chariot, il loro secondo lavoro ("The Whore's Trophy") è un disco molto più compatto, che ricorda non poco i primi lavori degli Zao.

E’ una chitarra acustica arpeggiata ad introdurre l’album, per poi essere interrotta delle chitarre esplosive della vera opener, For now we see in a mirror, dimly, but then face to face. Subito si presentano alle orecchie dell’ascoltatore le sonorità devastanti del gruppo: vocals a volte screamate ed a volte cavernose, batterie in costante martellamento, e un lavoro eccezionale da parte dei chitarristi Andy e Joshua. Segue una delle highlight del platter: Stiletto. Senza introduzione, il brano si presenta come un'esplosione devastante, contenendo un ottimo breakdown a metà pezzo e un altro alla fine. Con Seduction by design, il gruppo inserisce arrangiamenti più complessi, che si avvicinano a sonorità swedecore, mentre l’andatura dell’album viene rallentata da ...and she was drunk with the blood of the saints, che è song interamente musicale, abbastanza valida, ma nulla di estremamente speciale, utile però ad introdurre l’aggressiva Revolving door romance. Segue la prima parte della title track, The whore’s trophy I, pezzo violento ed aggressivo con un ottimo breakdown e la ricomparsa di arrangiamenti swedecore. Ma è nella seconda parte, The whore’s trophy II, che troviamo un’altra highlight del Cd: parte in modo blando e ripetitivo per poi trasformarsi in quello che è probabilmente il miglior pezzo del disco. La seguente, Waiting to breathe, apre direttamente con un breakdown e segue l’impostazione chaoscore del debutto del gruppo, mentre This flame breeds disbelief è un brano di poco più di un minuto, che però spacca di brutto!, Inherent scars, invece, è la "ballad": parte lentamente per poi far entrare tutti gli strumenti, lasciando le vocals in sottofondo, ottenendo un effetto che si avvicina ad un post-metal, ma senza esagerare. Ottima traccia per far rilassare un po’ le orecchie dell’ascoltatore dalla furia distruttiva del platter. Per chiudere in bellezza troviamo Aborting the fabricated, che fa chiudere il disco in modo più esplosivo che mai.

Devo dire di essere abbastanza soddisfatto di questa release; anche se qualche pezzo sa di ripetitivo, faccio i miei complimenti al gruppo per aver creato un disco che raramente ha momenti di riposo, e che nel complesso resta fresco e buono. Purtroppo però questo lavoro segna la fine dei Symphony In Peril... peccato, mi sarebbe piaciuto sentire cosa avrebbero proposto in futuro.

Christopher Warman

VOTO

83

 

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