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E' Symuraia il nome
del nuovo progetto di Samuele, già a noi noto come il batterista dei
Cross Off, che nel 2006 ci avevano introdotto il loro primo ed unico
lavoro self-titled, presentando un alternative mischiato con sonorità
hard rock e stoner. A differenza dei Cross Off, questo progetto
invece ci presenta un crogiolo di sonorità che vanno dal metalcore puro
all’alternative, allo stoner, ed addirittura anche al thrashcore.
Apre il disco della one-man band Who, con delle ottime
chitarre pesanti al punto giusto, e suoni molto heavy e stoner
influenced. Anche le vocals fanno la loro bella figura, anche se su
certi punti mi sembrano leggermente indecise, ma nel complesso non c’è
proprio male. Bellissimi anche gli scream che appaiono qua e là, come
anche la solista finale. Meno convincente però è l’apertura della
seguente Dangers, con l’utilizzo di ottime ritmiche,
sovrastate però da delle note stridule che sicuramente provocheranno in
molti un leggero mal di testa. Fortunatamente il pezzo si aggiusta
subito nel verso, presentando uno dei momenti migliori e violenti del
platter, con ritmi thrash davvero entusiasmanti, specialmente nel
finale. Molto più metalcore oriented è la seguente Illusions road,
molto oscura, musicalmente ricorda un po’ i primi Demon Hunter.
Melodica è invece la title-track, ma per niente meno aggressiva;
purtroppo ci sono dei punti in cui gli arrangiamenti vocali sembrano
leggermente disorganizzati, ma in totale è un buon pezzo. La seguente
Reign of lies è un tour de force di aggressività e
progressione, mentre Reflection è una traccia musicale che
stupisce, in quanto contiene strumentalizzazioni sintetiche che
saltellano in territorio techno, e che rendono il pezzo poco pertinente
al resto dell’album. Dopo questo piccolo stato confusionario passiamo a
Walk in truth, che con i suoi 6 minuti abbondanti ci
continua a sorprendere con ottime sperimentazioni. Arriva ora
L’impero di sabbia, primo pezzo italiano del platter: pur
essendo forse tra i primi a realizzare thrashcore in lingua italiana,
Symuraia ci stupisce poco, componendo un pezzo leggermente scontato,
comunque non totalmente da scartare (qualcosa di buono c’è); l’elemento
della lingua italiana lo rende più interessante, ma se non fosse per
quello sarebbe anonimo nel platter. Ben più sorprendente, invece, è la
successiva Rebellion from evil, forse il brano migliore.
Concludono l’album Fuoco tra le rovine, il secondo pezzo
italiano, parecchio meglio del precedente (e forse anche tra i migliori
del disco), e Ceasless march, seconda strumentale, questa
volta a ritmo di samba metal, un modo davvero interessante di concludere
questo Cd.
Con questo lavoro Samuele di sicuro sorprende l’audience italo-svizzera,
presentando un genere che in patria ancora non è stato realizzato;
purtroppo però fallirebbe nel sorprendere quella d’oltre oceano, avendo
una produzione leggermente di basso livello e delle lyrics inglesi che
avrebbero bisogno di una ampia riveduta grammaticale (ed è questo forse
il difetto più marcato dell’intero album). Al di là di ciò "Key To
Destiny" è un lavoro ben realizzato, che meriterebbe almeno un
ascolto dal pubblico che apprezza musica alternative e metalcore.
Christopher Warman
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