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Non smetterà mai di stupirmi come proprio l'assolatissima Australia,
un'intera nazione riversata sulle spiagge con al centro un rovente
deserto, abbia potuto partorire il lato più oscuro e freddo del
metal cristiano. I Mortification per il death brutale, i
Paramaecium per il doom claustrofobico, gli Horde per il
rivoluzionario unblack, gli Screams Of Chaos per l'industrial:
questo alle origini, primo lustro degli anno '90; poi sono venuti i
Vomitorial Corpulence per il rigurgidevole gore, i
Metanoia per il death, i Virgin Black per il gothic
angosciato, i Fearscape per il death/prog di stampo opethiano
e tanti altri. La cosa si spiega solo con vaporose e intrigate
supposizioni, ma prendiamo il dato di fatto per quello che è ed
andiamo a scoprire una nuovissima band della prolifica
isola-continente, i Synnōve.
Il quartetto è al debut e questo omonimo Ep di sei tracce si
avvicina molto ad un full-length doto che rasenta i 29 minuti di
durata. Ho classificato il genere come black, ma non senza indugi. È
bene chiarire subito che non è puro black style quello del Mini in
esame, il black è si molto presente, ma non più del gothic e del
death: ho scelto "black" quindi per l'incessante oscurità che
trasuda senza compromessi dalle spesso distortissime note di questo
lavoro dall'egregia produzione, nonché confezione ed artwork. Dark
ovviamente sono anche le poetiche liriche, oscure sì, ma come sempre
in questi casi illuminate dalla luce di Cristo e della speranza che
è per il seguace della croce "l'attender certo" di dantesca memoria.
Un tuono, irruenti scrosci di pioggia dominati da rumorose ventate:
di 22 secondi è composta l'opener dark ambient Away with the
tide seguita dalla lunghissima The
pledge, quasi sette minuti di possenti ed ultradistorti riff
death, di tastiere sinistre, di ambientazioni sonore gotiche in cui
si combinano un clean, una voce femminile e lo screaming (mai troppo
acuto), il tutto che si alterna e ripete a più fasi, minuti che sono
aperti da un fosco sound chitarristico accompagnato da un drumming
marziale e piccoli rintocchi di gong. In As the snow falls
predominano gli effetti elettronici che si accompagnano a stacchi
irruenti, ma ad emergere sono soprattutto i momenti epicheggianti di
cantato clean solenne in stile viking affiancato dalla femal vocal
dell'anche bassista Stephanie. Break di gothic horrorifico in stile
The Vision Bleak e ronzii black completano questa buona
traccia che spezza la propria ciclicità compositiva solo sul finale
con un'inedita soluzione di lead guitar carica di tetra tensione.
Bel momento. La song si chiude epica. Beyond the gaze of black
doves si compone di tre differenti sounds che si susseguono
a più riprese: distorsione, tastiera ed epic vocals; riff possenti
con screaming; gothic con clean e voce femminile. Inatteso è il
finale: la batteria si fa martellante, i riff zanzarosi ed oscuri... ed
è black!, che torna più raw che mai qui e piuttosto vario
(con tanto di ben fatto passaggio doomy) nella finale The long
kiss goodbye chiusa di nuovo dal classico ma sempre
affascinante ambient di pioggia che si infrange sul suolo ed
intensissime folate di vento.
Difetti della release: l'uso ininterrotto delle distorsioni a volte
risulta abusato e, soprattutto, il songwriting interno ai
brani può risultare ripetitivo, nel senso che percorre senza troppa
soluzione di continuità schemi ciclici raramente infranti. Per il
resto senz'altro un lavoro interessante che lascia sperare in
promettenti future evoluzioni
per i Synnōve.
Vaake
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