|
"OH MY GOD". Questo mi sono detto, con gli occhi
sgranati e allibiti, appena è partito nel mio lettore il debutto degli
svedesi Taketh. Iniziai a pensare a chi diavolo mi trovavo
davanti, mentre ascoltavo quel piccolo inusuale intro. In effetti i
Taketh io già li conoscevo: uno dei figli prediletti della Fear
Dark, quella stessa Fear Dark che ha accolto su di sé molti fenomeni del
christian metal internazionale (spesso anche di notevole calibro, come
gli Slechtvalk) cercando di lanciarli il più possibile sul
mercato, allontanandoli da quello che era il loro messaggio primario di
fede. La stessa identica accusa hanno ricevuto anche i Taketh,
solo per appartenere a tale etichetta. Fatto sta che qui si parla di un
debutto e non di un disco tra quelli di una carriera già avviata, come è
risultato appunto per Slechtvalk e Sympathy, e già dal
debutto la band si professa cristiana. Sarà forse un semplice
pregiudizio vederli sotto Fear Dark? Lasciando ai posteri l'ardua
sentenza, per ora mi limiterò a dire che l'album in questione affronta
un concept abbastanza complesso, illustrando una sorta di "circo" (già,
proprio quello della copertina) dove tutte le degenerazioni e deviazioni
dell'animo umano sono rappresentate con in sottofondo il vigoroso e
violento death metal del combo svedese. In realtà sarebbe semplicistico
chiamarlo death metal: i Taketh qui si cimentano con una prova,
per così dire, divisa tra due estremi: da un lato un'ispirazione fin
troppo evidente e tendente al plagio verso le loro influenze metallose,
da cui prendono spunti e sonorità, dall'altra una buona personalità nel
saper dosare sapientemente death metal moderno e compatissimo, un
roccioso riffing thrash metal, idee e spunti metalcore nella ritmica,
con parecchie incursioni nella melodia chitarristica di scuola svedese,
e con un occhio continuamente strizzato verso l'unblack europeo.
Insomma, un potente death/black metal melodico sorretto da una
produzione sontuosa e cristallina.
L'intro, dicevamo. Ma perché quando l'ho ascoltato mi si sono sgranati
gli occhi e ho iniziato a pensare "questi sono impazziti!!!"? Perché i
nostri hanno deciso di partire subito in quarta col concept del disco,
mettendoci appunto, come intro, una stupidissima, odiosa e insensata
musichetta da clown che sembra più una presa per il culo che un intro
vero e proprio (e sono molti quelli che lo fanno, mi viene in mente l'intro
idiota di "As God Kills" dei Node). Anzi, la sensazione di
"presa per il culo" aumenta maggiormente se si tiene conto che mentre la
musichetta giunge al termine, il suono delle chitarre distorte inizia a
lievitare poco alla volta, fino all'esplosione della seconda traccia,
Evil. Che dire a riguardo? Cari miei, sono mazzate. I
Taketh non rivoluzioneranno nulla e non saranno certo dei mostri di
originalità, ciò non toglie che siano dei musicisti davvero degni di
nota, e sappiano rendere i loro pezzi incredibilmente e fottutamente
coinvolgenti. Insomma, un songwriting certo non da gridare al miracolo,
ma comunque ben strutturato, capace di non annoiare e di tenere
l'ascoltatore incollato alle cuffie tra un headbanging e un giro
melodico. Ottimi davvero. La stessa Evil, già dal suo
incedere cadenzato, "spacca", alternandosi tra tratti metalcore, uno
screaming tipicamente unblack, ritmiche death metal e coinvolgente
melodia.
Già dal quinto pezzo, però, Consequence (of
using human weakness) emerge l'anima unblack del gruppo, tirando
fuori un pezzo tiratissimo, violento nella sua velocità e ancora più
violento quando rallenta e sprofonda nell'abisso. Il maggior difetto
dell'album è però quel non toccare mai il picco compositivo, tutti i
pezzi si mantengono nella norma, alternandosi tra sfuriate, accelerate,
melodia, e soprattutto tantissimi riff in palm-mute che faranno la gioia
dei vostri padiglioni vogliosi di metallo. Questo rende il disco, forse
un pò troppo "normale" senza mai salire sopra la media, ma il lavoro è
svolto ottimamente e supera in ogni caso la sufficienza, senza contare
casi in cui l'esperimento "sfuriata+melodia" riesce alla perfezione,
come in Your master, e la finale A new day
col suo bell'inizio acustico e soffuso. Peccato che la canzone finisca
nuovamente con quella odiosissima musichetta da clown! Dai, siamo ancora
al debutto. Se un gruppo non le fa ora queste buscherate, quando le farà
mai?
Stefano Pentassuglia
|