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TAUR NU FUIN
Ruler Of The Forest
ambient
2003 - Self
(Nuova Zelanda)
www.myspace.com/taurnufuin

 

Fortemente affascinato da Tolkien e, essendo seguace delle croce, da ambientazioni medievaleggianti, il neozelandese Bard S. Lofachtaar ha dato luce ad una serie di interessanti one man band di dark ambient con influenze atmosferiche black, tra le quali le più interessanti per noi, perché maggiormente connesse a "tematiche" cristiane, sono Seregost e Goath Anair. Circa la creatura in questione, "Ruler Of The Forest" è il debut album di un progetto che mutua il nome dalla foresta del "Silmarillion" e che sta a significare "The forest under the nightshade". Dark ambient quindi per i Taur Nu Fuin: tutto ciò che Lofachtaar utilizza per comporre questa mezz'ora abbondante di suadenti lande orfiche è synth, tastiera e suoni ambient; nessuna voce. Il talento c'è, il lavoro che ne esce è godibilissimo.

Il viaggio tra le sensazioni dei tempi del Cristianesimo trionfante parte con Tasarion, fatta di momenti cupi ed altri più solari in un incedere sicuro tra vegetazioni incontaminate non intaccato  per nulla dal sopraggiungere di un temporale, perché questo è solo passeggero. A cold mountain and the cavern's secret si distende per oltre dieci minuti. La tastiera è solenne in un avvincente ma sinistro down-tempo: emozioni preoccupate, pathos ed inquietudine, non bastano i benevoli effetti fiato a calmare l'animo, anzi, il finale sarà scandito da sentenziosi gong, ma la sinfonia che sopraggiunge è un lieto fine; questa sarà trionfante ed allegra, trovando pieno compimento nella bella seguente In the beauty of the lakes. Un piano disturbato torna a scombussolare la pace interiore all'arrivo di Archernars dance, ma i fiati tastieristici riportano serenità, che sublima in un esaltante tripudio epico. Un accenno di melanconia, ma è per poco: il finale tende al mistico. Epica e sinfonicheggiante è anche la chiusa di questo sentiero temporale: Ruler of the forest lascia tuttavia l'astante in uno stato di tensione non completamente sciolto.

Se necessitate di rilassarvi un poco tra un disco unblack e uno di christian death, non sprecate il vostro tempo con sterilità di sorta: mentre riposate, aiutati dalle note dei Taur Nu Fuin, tornate oniricamente indietro nella storia, focalizzando con un pizzico di invidia quell'umanità che nell'inquieto costante contatto sinergico con la creazione elevava lo spirito, proiettandolo in un incessante afflato di adorazione del suo Creatore.

Vaake

VOTO

77

 

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