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Dopo il bellissimo "Prepare For The Judgement Of Mankind", i Temple Of Blood tornano tre anni dopo con un
nuovo full-length,
"Overlord". Il sound è pressappoco lo stesso, speed/thrash infarcito
come da definizione da soli di chitarra molto tecnici e veloci,
accompagnati da impalcature ritmiche "tritatutto".
Dopo una breve introduzione strumentale troviamo
Behind the inverted star, un pezzo tiratissimo che solo alla
fine si concede un rallentamento. Per il resto è un susseguirsi di riff
a velocità folli e assoli vorticosissimi che faranno impazzire di
goduria tutti gli amanti del genere. Purtroppo però la prova del singer
Jim Mullis non è delle migliori, acuti che escono fuori nei momenti
sbagliati (qualche episodio simile si riscontra anche nell’album
precedente), mentre durante quasi tutta la durata del brano la sua voce
sembra troppo soffocata dagli altri strumenti. Dopo questo brano
puramente speed/thrash c’è spazio anche per un heavy molto catchy in
stile Rob Rock. La traccia in questione è Summon the
accused, con un’ottima struttura compositiva e qualche
miglioramento nei vocals. Si ritorna alla velocità senza limiti con la
successiva Fearsome warrior, ritmi quasi ipnotici e
ripetitivamente martellanti. Tanta tecnica e poco gusto e ancora
qualcosa da rivedere per il nostro cantante. Siamo giunti a metà
full-length, la quinta traccia Illusion of control, thrash
classicissimo, ma niente di particolare. Segue poi Black day of
execution, forse uno degli episodi più belli di
"Overlord". Si tratta di un pezzo puramente doom old school dai ritmi
lenti e psichedelici, che come stile ricorda quello degli ultimi
Trouble, sebbene la voce di Mullis abbia tonalità più basse; ed è
proprio su questo stile di cantato che ottiene i migliori risultati.
Non è
l’unico pezzo doom dell’album, seguirà poi anche Anthem to the
unseen, di cui è d’obbligo citare la bellissima lyric: "Ancient
One hear my cry of reverant praise / To your annointed and all His ways
/ From your creation let us call the name of God / Exalted above all /
Sovereign One take my life to do as You will / Cut off every branch that
doesn't yield".
Con una struttura praticamente identica a quella della
prima traccia, segue quindi Pawn of the liar, forse solo
più curata nei vocals per quanto riguarda gli acuti. Torna l’heavy metal
con Harbinger, mentre l’ultimo brano ritorna sul loro
classico sound speed.
Bisogna ammetterlo,
"Overlord"
lascia un po’ l’amaro in bocca. Dopo il debutto ci si aspettava molto di
più, e purtroppo questo non si è sentito. Tanti problemi da rivedere nei
vocals, Jim Mullis ha uno stile che di per se non è male, ma manca di
passione, energia e soprattutto precisione. Eppure sono sicuro che le
doti le ha eccome! Inoltre il mixaggio presenta alcune lacune, una fra
tutte che il suono è troppo sbilanciato verso le chitarre. E’ vero che
sono il punto forte della band, ma la voce spesso sembra scomparire.
Insomma, il talento e le idee non mancano, bisogna solo perfezionare
alcuni aspetti tecnici. Speriamo in bene per il futuro, ma per ora il
giudizio è appena sufficiente.
Daniele Fuligno
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