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Capita, ed è assai ben accolto, che all'improvviso ci si imbatta nel
disco che non t'aspetti. Chi ascoltando lo speed/thrash di "Prepare For The Judgement Of Mankind"
non ha pensato subito a qualche Cd tirato già da un impolverato
scaffale con accantonati gli eighties di band come Metal Church e
Mercyful Fate, e non ha volto la mente a David Defeis dei
Virgin Steel udendo gli ostentati acuti del dotato seppur brado Jim Mullis? Invece, dunque a sorpresa, non è così: l'album
in questione è il debut di un gruppo statunitense assemblatasi pochi
anni or sono, i Temple Of Blood, sodalizio di gran talento
che sgrezzato potrà dar vita a lavori che faranno molto parlare di
sé.
Questo full-length di esordio è autoprodotto ma perfettamente
professionale, tanto per la confezione quanto per la produzione,
ineccepibile. Il sound miscela speed e thrash dicevamo: violenza,
furia isterica dunque, ma anche melodia e tecnica compositiva per il
quartetto dalla focosa cristianità espressa con un appassionato
ardore
nelle liriche escatologiche, antisataniche oltre che spirituali (Our
war is not of this earth / These battles that we must fight cannot
be won / by shield and sword we wage this war against sin / denying
ourselves in the glorious name of the Lord. / We fight for the glory
of God) e trattanti inoltre la ricerca di Dio (Uncertainty, doubt,
indecision / Forever seeking the truth / Philosophy, science,
religion / Forever seeking the truth. / There is a Lord of this
world, One who created it all / There is a guide to my life, One who
ordained it all / There'll be a Savior to greet me beyond on my
dying day).
A presentare l'album troviamo
Destruction of the twin cities, dal sound
tirato e dall'intelaiatura ritmica strutturata ed appesantita da riff corposi, le
alte tonalità vocali di Jim ricercano la melodia, in grande evidenza
sono
i guitar solos: la song termina con un acutone spaccatimpani ed una
sfuriata progressiva. Conviction
è una corsa thrash-oriented in apnea, con solo accennate pause ritmiche e grandi
assoli: peccato Jim abbia qui un cantato basso piuttosto poco
armonioso ed inoltre si intestardisce nello snocciolare acuti a
volte fuori luogo, in chiara imitazione del più celebre connazionale Defeis. Questo problema interpretativo si ripropone
per il vocalist anche nella
seguente Spiritual warfare che, maggiormente cadenzata
e frenata, non entusiasma. Il livello torna ad ascendere con Trampling
the serpent, epica nelle musicalità e folkeggiante (e/o
guerrigliera) nel finale, è però guastata da una asincrona
prestazione del singer che rende palese uno scarso feeling con
la traccia. Ma ciò non scoraggi, un capolavoro è infatti dietro le porte: The ultimate
sacrifice, clamoroso mix di potenza, velocità, e melodia;
l'irrequieta voce di Jim è qui sotto controllo nel bilanciare
cantato veloce ed alti, gli assoli di Matt Barnes sono sempre
superbi ed il chorus epico cattura. A chiudere questa perla
un'oscura chitarra. Si torna a livelli più comuni con la speed
Seeking the truth in cui è da segnalare un bel fraseggio
vocale, a più riprese, tra una tonalità acuta ed un'altra più
pacata. In Legion of the crypts si battono di nuovo
sentieri thrash: la traccia è viscerale e con un riffing di
autentiche bordate sonore. Realm of insufferable burning (The
horrors of hell) è lenta e rilassata fino al secondo minuto
quando si impone violenza thrash, per poi scemare malinconica: non
convince però pienamente. Le ultime due tracce al contrario segnano
una netta impennata: Return to eden thrash/speed anche
growleggiante contiene nel suo seno un lunghissimo stacco di
sontuoso ed angosciante doom, mentre la finale Deliver us from
evil è una entusiasmante cover dei Deadly Blessing
con al microfono proprio il guest singer di tal band, il talentuoso
Ski, e la differenza si sente.
Ci sono aspetti rivedibili individuabili per lo più nell'ancora
indomita voce dell'anche chitarrista Mullis che si crogiola troppo
su indubbie e superiori doti di estensione vocale, ma
strumentalmente il disco è davvero "killer"! Se amate il vecchio e
passionale metal non esitate un istante.
Vaake
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