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TEMPLE OF BLOOD
Overlord
 
 

 

TEMPLE OF BLOOD
Prepare For The Judgement Of Mankind
speed
2005 - Self
(USA)
www.myspace.com/templeofblood

 

Capita, ed è assai ben accolto, che all'improvviso ci si imbatta nel disco che non t'aspetti. Chi ascoltando lo speed/thrash di "Prepare For The Judgement Of Mankind" non ha pensato subito a qualche Cd tirato già da un impolverato scaffale con accantonati gli eighties di band come Metal Church e Mercyful Fate, e non ha volto la mente a David Defeis dei Virgin Steel udendo gli ostentati acuti del dotato seppur brado Jim Mullis? Invece, dunque a sorpresa, non è così: l'album in questione è il debut di un gruppo statunitense assemblatasi pochi anni or sono, i Temple Of Blood, sodalizio di gran talento che sgrezzato potrà dar vita a lavori che faranno molto parlare di sé. Questo full-length di esordio è autoprodotto ma perfettamente professionale, tanto per la confezione quanto per la produzione, ineccepibile. Il sound miscela speed e thrash dicevamo: violenza, furia isterica dunque, ma anche melodia e tecnica compositiva per il quartetto dalla focosa cristianità espressa con un appassionato ardore nelle liriche escatologiche, antisataniche oltre che spirituali (Our war is not of this earth / These battles that we must fight cannot be won / by shield and sword we wage this war against sin / denying ourselves in the glorious name of the Lord. / We fight for the glory of God) e trattanti inoltre la ricerca di Dio (Uncertainty, doubt, indecision / Forever seeking the truth / Philosophy, science, religion / Forever seeking the truth. / There is a Lord of this world, One who created it all / There is a guide to my life, One who ordained it all / There'll be a Savior to greet me beyond on my dying day).

A presentare l'album troviamo Destruction of the twin cities, dal sound tirato e dall'intelaiatura ritmica strutturata ed appesantita da riff corposi, le alte tonalità vocali di Jim ricercano la melodia, in grande evidenza sono i guitar solos: la song termina con un acutone spaccatimpani ed una sfuriata progressiva. Conviction è una corsa thrash-oriented in apnea, con solo accennate pause ritmiche e grandi assoli: peccato Jim abbia qui un cantato basso piuttosto poco armonioso ed inoltre si intestardisce nello snocciolare acuti a volte fuori luogo, in chiara imitazione del più celebre connazionale Defeis. Questo problema interpretativo si ripropone per il vocalist anche nella seguente Spiritual warfare che, maggiormente cadenzata e frenata, non entusiasma. Il livello torna ad ascendere con Trampling the serpent, epica nelle musicalità e folkeggiante (e/o guerrigliera) nel finale, è però guastata da una asincrona prestazione del singer che rende palese uno scarso feeling con la traccia. Ma ciò non scoraggi, un capolavoro è infatti dietro le porte: The ultimate sacrifice, clamoroso mix di potenza, velocità, e melodia; l'irrequieta voce di Jim è qui sotto controllo nel bilanciare cantato veloce ed alti, gli assoli di Matt Barnes sono sempre superbi ed il chorus epico cattura. A chiudere questa perla un'oscura chitarra. Si torna a livelli più comuni con la speed Seeking the truth in cui è da segnalare un bel fraseggio vocale, a più riprese, tra una tonalità acuta ed un'altra più pacata. In Legion of the crypts si battono di nuovo sentieri thrash: la traccia è viscerale e con un riffing di autentiche bordate sonore. Realm of insufferable burning (The horrors of hell) è lenta e rilassata fino al secondo minuto quando si impone violenza thrash, per poi scemare malinconica: non convince però pienamente. Le ultime due tracce al contrario segnano una netta impennata: Return to eden thrash/speed anche growleggiante contiene nel suo seno un lunghissimo stacco di sontuoso ed angosciante doom, mentre la finale Deliver us from evil è una entusiasmante cover dei Deadly Blessing con al microfono proprio il guest singer di tal band, il talentuoso Ski, e la differenza si sente.

Ci sono aspetti rivedibili individuabili per lo più nell'ancora indomita voce dell'anche chitarrista Mullis che si crogiola troppo su indubbie e superiori doti di estensione vocale, ma strumentalmente il disco è davvero "killer"! Se amate il vecchio e passionale metal non esitate un istante.

Vaake

VOTO

82

 

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