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Due full-length e poi questo Ep. Di lì sono passati
ben sei anni e l'act australiano capitanato da Dean Wells, voce e
chitarra, era stato probabilmente già dato per spacciato: in realtà
invece si prepara ad una ricomparsa sulle scene tramite un'antologia che
si spera benaugurante preludio di un nuovo studio-work. Siamo dunque
(forse) alle soglie di una rinascita artistica per il sodalizio dedito
ad un prog metal non poco influenzato, soprattutto nel nostro "Not
The Criminal", da modernismi rock, da qualche accenno core e da
vaghi rimandi nu, piuttosto sfumato peraltro. Sei tracce seguite da tre
brani live assestano la release oltre il ragguardevole traguardo dei
quaranta minuti, quantità senz'altro da apprezzare per un Ep: ma gioiamo
soprattutto del fatto che degna di lode è anche la qualità, partendo da
una produzione pressochè impeccabile.
Selfless, la prima song, già ammalia:
effetti sintetici e filtraggi vocali, convincenti bridge e buon lavoro
solistico, ma soprattutto un chorus intenso che invoglia
l'accompagnamento partecipato. Catchy e mielosa è la melodia portante di
Everything of me, passaggi minimali implementano il
fascino di quelle tonalità carezzevoli, leggiadre ma intense, in cui
parlare di eco stryperiana non mi pare un azzardo. Corposa e
progressiva, con influenze grunge, si presenta Follower;
complessità arrangiamentale ben miscelata a caldi refrain per la
subentrante title-track. Evermore non sembra episodio
pienamente compiuto nonostante l'ugola vellutata del singer, ma si
riprende vigore e convinzione col ritornello interpretato visceralmente
e l'articolazione ritmica di Saltwater love, aperta a
soluzioni nu-metal (era l'epoca del boom) che tuttavia non ledono troppo
la dignità old-school della traccia! Terminano tre live-track,
accalorate sia da parte della band che degli astanti, e dal buonissimo
sonoro.
Liriche oranti, non particolarmente elaborate
quanto invece molto sentite (I know you can hear me, I speak to you
everyday of my life, / but these days, getting shorter, the older I get
the quicker time passes by. / I know it's not forever / and this I know,
you light shines through the sin. / The signs in the clouds, say I've
loved you forever / I feel by my side, this long trip together / 'coz
it's you that I know, that carried my bad things / the signs in the
clouds say I've loved you forever. / We know, you embrace us, you're
holding us now, everyday of our lives / And we know, you're forever, and
this we know / you're light shines through the pain), l'ultima fatica
dei Teramaze è un mezzo album sicuramente piacevole che
appassionerà gli amanti delle melodie stucchevoli aperte alle
avanguardie più "progressiste" del nostro buon vecchio metallone.
Vaake
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