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Noti in passato sotto il
moniker The 7 Method, i The Ascendicate vengono accolti
nell’ormai crescente Solid State Records presentando al pubblico un
genere i cui patroni sono gli Slipknot, e che nel white è stato
rappresentato finora solo dai Demon Hunter e da qualche gruppo
minore. Con il loro debutto sotto questo nuovo nome, intitolato "To
Die As Kings", i nostri fanno la loro bella figura presentandoci un
fenomenale nu/metalcore aggressivo al punto giusto con degli spunti
melodici davvero notevoli.
Tutti questi elementi
vengono già presentati nella opener, Scottish, che però fa
capire all’ascoltatore che i nostri non sono venuti solo per spaccare a
fare del "baccano", ma anche per dimostrare che nel campo degli
arrangiamenti ci sanno fare. Ottimi infatti sono i riff di chitarra e il
breakdown finale, con vari tecnicismi sparsi qua e là, come anche le
stupende vocals, scream e growl filtrati molto simili a quelli di Corey
Taylor dei già nominati Slipknot, e clean simili a quelli di Ryan
Clark dei Demon Hunter. Globalmente, però, notiamo una certa
uniformità nel sound della band: i pezzi non si differenziano troppo tra
di loro, risultando uno stile un po’ piatto e banale alle volte, ma non
per questo non godibile. Infatti troviamo molto da godere in brani quali
Burden, che inizia in modo spettacolare con una citazione
dal film "L’esorcismo di Emily Rose", per poi esplodere aggressivissima.
Altri episodi aggressivi da citare sono Pride of the brutish
e Fighting words. Nel platter appare una ballad, anche
closer, One day without You, che fa la sua bella figura.
Nel complesso non è un brutto album, anzi, prometto a chi voglia
qualcosa che induca ad un pogo furioso che la sua ricerca è finita.
Purtroppo però, come ho già accennato, l’album è troppo uniforme, e alla
fine del disco mi sono ritrovato a cercare altro. I The Ascendicate
con questo debutto fanno comunque un’ottima impressione, e non possiamo
far altro che accoglierli a braccia aperte, attendendo un secondo
lavoro.
Christopher Warman
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