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THE AWAKENING
Darker Than Silence
gothic
2004 - Intervention Arts
(Sud Africa)
www.myspace.com/theawakeningband

 

Immergendoci in questo disco ci ritroviamo nel 2004, data nella quale i sorprendenti sudafricani The Awakening - alter ego artistico del singer baritono e chitarrista Ashton Nyte, qui quartetto - giungono alla loro sesta fatica studio, e lo fanno con quello che è probabilmente, almeno ad ora, il loro frutto più prelibato. "Darker Than Silence", ovvero quindici tracce di gothic/industrial in stile Type O Negative con rimandi sostanziali anche ad industrial act quali Nine Inch Nails e Rammstein. Mai in un disco dei The Awakening avevano avuto tanto peso i chitarroni distorti, e il risultato è davvero notevole.

Sospiri che riecheggiano tra le ruvide industrialità, parlato baritono e chitarra, infine Death says yes, ingresso del Cd, si fa gothic/industrial pervasivo e avvolgente, non disdegnando dosati minimalismi. Segue One more crucifixion, mid-tempo giocato su una ritmica technoindustrial scandita dai riff di una grave chitarra. I The Awakening non sono forse mai stati tanto metal nella loro storia quanto nell'entrante The needle and the gun, in cui ammalia un thriller mood, interludio a metallosità gotiche. Evoluzioni sintetiche e accenni sinfonici, ma anche sei corde downtuned vengono avanzati con Frozen icon, in Gospel song si fa invece notare la batteria: qui l'umore compositivo tende all'epico, i registri vocali di Ashton oscillano tra lo straziato e l'urlato. The man who wasn't there si sviluppa tra clean e minimalismi, l'intensità ascende, il synth sequestra a sé il proscenio, la chiusa è goth-sognante, stile quest'ultimo che diviene goth-peso nella seguente Angelyn, caratterizzata da mid/down tempo tastieroso e dal chorus afferrante. Curiosa la marziale e violenta Armageddon style, l'industrialità malinconica con campionamenti polivocali in backing di Deprivation (Part 1) ricorda soavemente i Sanctum del supremo "Lupus In Fabula", ed è un gran merito. Il pezzone clamoroso è però Self, grazie al travolgente chorus su incedere techno ricco di bridge, techno sintetico che segna anche la prossima The chosen. Con Animal e Page 3 a prevalere sono le minimalità, al contrario dell'intensa, metallosa e ieratica Faith falling? A chiudere questo lungo album va proprio una lunga traccia, Traffic, drammatico ambient cittadino in backing ad un bel gothic dalle assuefacenti atmosfere sinfoniche.

Questo è un gran bell'album, ottima la produzione, emozioni copiose e vere, dovete tuttavia affrontarlo con la giusta predisposizione per poterlo apprezzare come merita: preparandovi cioè mentalmente a quello che è il suo neo precipuo, ovvero un'apparente tendenza alla prolissità, che tuttavia verrà per lo più diradata con l'andare degli ascolti. Nel caso vogliate avventurarvi nel bizzarro universo dei christian dark sudafricani, direi senz'altro di iniziare da qui.

Vaake

VOTO

83

 

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