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THE AWAKENING
Razor Burn
gothic
2006 - Massacre Records / Audioglobe
(Sud Africa)
www.myspace.com/theawakeningband

 

Giungiamo al settimo full-length per Ashton Nyte ed i suoi The Awakening con "Razor Burn", lavoro uscito per la potente Massacre Records. Il sound della prolifica christian band sudafricana ondeggia tra lidi industrial ed altri gotici, e il melange prodotto, ovviamente dalle irreversibili cromature dark, è sempre una commistione dei due elementi, sbilanciata da release a release verso l'una o l'altra sponda sonora. Nel caso di "Razor Burn" siamo prevalentemente in ambito gothic segnato da una corposa strumentazione metal che nel proscenio acustico prevale sull'uso del synth, peraltro onnipresente. Solita timbrica baritona in pieno dark style, il nostro Ashton Nyte riesce ad essere piuttosto vario in tutto l'estendersi dell'album, anch'esso mai troppo ripetitivo, ma segnato da diversi passaggi a vuoto e sopratutto da una realizzazione che è sembrata non poco affrettata. Mi riferisco alla produzione, che nelle partiture metal si fa confusionaria se non caotica, ma anche alla scrittura delle composizioni e delle varie soluzioni armoniche; il senso di incompiutezza assale spesso nell'ascoltare "Razor Burn", quella melodia poteva essere approfondita, quel passaggio risulta brusco, questo innesto è affascinante ma c'entra poco, qui l'interpretazione vocale non è in linea con la ritmica o col mood, ecc ecc. Chiarisco che l'album si lascia comunque ascoltare con molto piacere, ma solo se lo utilizzate come sottofondo: ad un ascolto attento ai dettagli fuoriescono un bailamme di magagne che limitano a far ammirare molto da lontano band paragonabili quali The 69 Eyes ma anche gli stessi H.I.M.

Scorrendo l'alterna track-list l'incompiutezza di cui si diceva la cogliamo fin dall'intro Outside the asylum: da un minaccioso dark ambient sintetico emerge un riff gioioso, l'intensità dei due ascende, si avvicinano sempre più per uno scontro nel quale l'inconsapevole ilare sembra andare nelle fauci di un terribile destino: il pathos è oltre la volta celeste... ma poi non succede assolutamente nulla!, ed il tutto si spegne bruscamente lasciando la scena all'ovattato industrial-techno di Arrow, song questa dove bello è il cantato filtrato ma dove le partiture metal sono davvero confuse quanto a mixaggio e sonoro, assolo incluso. Dark ambient e refrain solare per Heaven waits, che ci conduce alla traccia più trascinante della list, The neon sky, dal pomposo ed incandescente chorus, si avvale anche di una distesa dark onirica decisamente trippica, pur se poco valorizzata a mio avviso. Un ipnotico e psicotico synth è il leitmotiv della title track segnata anche da un refrain caldo e catchy. Segue Darkness calls (Razor burn part 2) dove, tutta molto ammaliante, nel finale fuoriescono dall'etere sirenici vocalizzi femminili. Bleeding è minimale e dominata dal baritono sussurrante, Descent contiene mera techno alternata a picchi di intensità simil-sinfonica. Arriviamo ad un altro notevole pezzo, Oblivion: dark ambient prima, noir post-metal stile Callisto e Cult Of Luna poi, appare come un dolce risveglio mattutino guidato della fioca luce dell'alba, vieppiù crescente per opera di un appassionante assolo arabeggiante su cadenze prepotenti. Ritmica leggiadra e chorus ultracatchy per Halo; visionaria all'interno di una voluta quanto fastidiosa caoticità è Below. L'epilogo Asylum è il brano dall'anima più gotica, quasi epica a tratti, ma in cui tuttavia la sinteticità mai lascia spoglia ogni nota.

Un vero peccato questo disco sia così approssimativo, le idee e le capacità emozionali non difettano per nulla; speriamo che live i nostri possano superare i problemi di produzione e di spigolosità, a qual punto se Ashton Nyte riuscirà a mantenere inalterata la sua fascinosa timbrica allora ecco che alle loro date si potrà assistere a quello spettacolo di teatralità rimasto in nuce nel Cd.

Vaake

VOTO

71

 

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