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Giungiamo al settimo full-length per Ashton Nyte ed
i suoi The Awakening con "Razor Burn", lavoro uscito per
la potente Massacre Records. Il sound della prolifica christian band
sudafricana ondeggia tra lidi industrial ed altri gotici, e il melange
prodotto, ovviamente dalle irreversibili cromature dark, è sempre una
commistione dei due elementi, sbilanciata da release a release verso
l'una o l'altra sponda sonora. Nel caso di "Razor Burn" siamo
prevalentemente in ambito gothic segnato da una corposa strumentazione
metal che nel proscenio acustico prevale sull'uso del synth, peraltro
onnipresente. Solita timbrica baritona in pieno dark style, il
nostro Ashton Nyte riesce ad essere piuttosto vario in tutto
l'estendersi dell'album, anch'esso mai troppo ripetitivo, ma segnato da
diversi passaggi a vuoto e sopratutto da una realizzazione che è
sembrata non poco affrettata. Mi riferisco alla produzione, che nelle
partiture metal si fa confusionaria se non caotica, ma anche alla
scrittura delle composizioni e delle varie soluzioni armoniche; il senso
di incompiutezza assale spesso nell'ascoltare "Razor Burn",
quella melodia poteva essere approfondita, quel passaggio risulta
brusco, questo innesto è affascinante ma c'entra poco, qui
l'interpretazione vocale non è in linea con la ritmica o col mood, ecc
ecc. Chiarisco che l'album si lascia comunque ascoltare con molto
piacere, ma solo se lo utilizzate come sottofondo: ad un ascolto attento
ai dettagli fuoriescono un bailamme di magagne che limitano a far
ammirare molto da lontano band paragonabili quali The 69 Eyes ma
anche gli stessi H.I.M.
Scorrendo l'alterna track-list l'incompiutezza di
cui si diceva la cogliamo fin dall'intro Outside the
asylum: da un minaccioso dark ambient sintetico emerge un riff
gioioso, l'intensità dei due ascende, si avvicinano sempre più per uno
scontro nel quale l'inconsapevole ilare sembra andare nelle fauci di un
terribile destino: il pathos è oltre la volta celeste... ma poi non
succede assolutamente nulla!, ed il tutto si spegne bruscamente
lasciando la scena all'ovattato industrial-techno di Arrow,
song questa dove bello è il cantato filtrato ma dove le partiture metal
sono davvero confuse quanto a mixaggio e sonoro, assolo incluso. Dark
ambient e refrain solare per Heaven waits,
che ci conduce alla traccia più trascinante della list, The
neon sky, dal pomposo ed incandescente chorus, si avvale anche
di una distesa dark onirica decisamente trippica, pur se poco
valorizzata a mio avviso. Un ipnotico e psicotico synth è il leitmotiv
della title track segnata anche da un refrain caldo e catchy. Segue
Darkness calls (Razor burn part 2) dove, tutta
molto ammaliante, nel finale fuoriescono dall'etere sirenici vocalizzi
femminili. Bleeding è minimale e dominata dal baritono
sussurrante, Descent contiene mera techno alternata a
picchi di intensità simil-sinfonica. Arriviamo ad un altro notevole
pezzo, Oblivion: dark ambient prima, noir post-metal stile
Callisto e Cult Of Luna poi, appare come un dolce risveglio
mattutino guidato della fioca luce dell'alba, vieppiù crescente per
opera di un appassionante assolo arabeggiante su cadenze prepotenti.
Ritmica leggiadra e chorus ultracatchy per Halo;
visionaria all'interno di una voluta quanto fastidiosa caoticità è
Below. L'epilogo Asylum è il brano dall'anima
più gotica, quasi epica a tratti, ma in cui tuttavia la sinteticità mai
lascia spoglia ogni nota.
Un vero peccato questo disco sia così
approssimativo, le idee e le capacità emozionali non difettano per
nulla; speriamo che live i nostri possano superare i problemi di
produzione e di spigolosità, a qual punto se Ashton Nyte riuscirà a
mantenere inalterata la sua fascinosa timbrica allora ecco che alle loro
date si potrà assistere a quello spettacolo di teatralità rimasto in
nuce nel Cd.
Vaake
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