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"If I could learn from
past disaster
That left my mind a riddled fuse
When eyes were turned to the hereafter
And life had seemed so far removed".
Devo dire la verità, avevo qualche riserva e molte
perplessità nell'approssimarmi all'ascolto di questa band di stampo
industrial, seppure gothic-oriented, nella convinzione che persino un
Best of (quanto di meglio prevede il menu) di tale genere musicale non
potesse entusiasmarmi né tanto meno brillare per varietà e originalità
di canzoni... soprattutto dopo la personale delusione nei confronti dei
Samael (chiaramente in ambito secolare). Dopo 5 full-lengths (il
primo dell'ormai lontano 1997), 2 Ep e vari singoli, questa
gothic-industrial band proveniente da Johannesburg, Sud Africa, si è
dunque sentita finalmente pronta a rilasciare il suo primo Best of:
quindici canzoni di cui una sola unreleased, versioni alternative o
arrangiate di tracks già presenti nei precedenti album. Ciò che colpisce
di più in questa compilation, oltre alla varietà di stili e sonorità
(questo devo ammetterlo, e lo faccio con grande gioia), è la voce
baritonale di Ashton Nyte, che riesce ad interpretare davvero bene ogni
sua singola parte e melodia, ricordando in più di un brano un
altro talentuoso artista quale David Bowie.
Il Best of inizia con The dark romantics (single mix),
song d'apertura appunto, con un intro dal tono orientaleggiante. Già da
questa canzone spicca davvero positivamente il cantato profondo di
Ashton, suadente e molto pieno. Si prosegue poi con una stupenda
versione (piccolo inchino) di The sounds of silence (splintered
version 2002), cover intramontabile di Simon & Garfunkel,
qui snaturata di ogni sua delicatezza e malinconia, diventando un
canzone cupa, oscura, opprimente; ma sta di fatto che funziona e il
risultato è davvero lodevole (l'aggettivo gradevole sarebbe un po'
forzato...). Viene poi Vampire girl prima e unica novità
della compilation, organo funereo come preludio e sonorità industrial ed
elettroniche fino alla fine. Sempre in primo piano la voce profonda e
suadente del vocalist e un finale con rintocco di campane (chiaramente
non a festa). Eve (wish version), song numero quattro, si
caratterizza per un'introduzione di pianoforte e batteria, e dalla voce
ancora più bassa del normale, quasi abissale, del cantante. Il tono
generale rimane comunque meno cupo e, forse, più positivo, sfociando
nella malinconia. Seguono poi Before I leap (dark mix),
The march (single version) e la gradevolmente melodica
Rain. Si ha poi un cambio di sonorità con Martyr
dall'intro in stile techno-trance e con la voce di Ashton che qua dà il
suo meglio. Maree (version 2) è davvero molto carina nella
sua melodicità, orecchiabile e finalmente stacca un po' dal clima
generale di oppressione e oscurità. L'album prosegue poi con To
give, ma soprattutto con la perversamente soave The
fountain, lenta e oltremodo malata. Infine il menu consiglia
Standing (solitude version 2002), Dreams in fire,
canzone abbastanza strana e ancora una volta ben caratterizzata, dal
finale con cori e piano, Sacrificial (lacerated Version 2002)
e Amethyst (live piano version), bel giro di piano per
chiudere in bellezza.
Cosa dire quindi in conclusione di questo carnet di brani,
di questa selezione accurata del meglio della band? Una sola canzone
unreleased non è sicuramente una grande offerta per chi già li
conosceva. Ma di sicuro, per tutti gli altri, questo Best of rappresenta
davvero il miglior biglietto da visita che il gruppo potesse offrire e
un punto a favore dell'industrial in generale.
Andrea Turla |