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THE AWAKENING
Tales Of Absolution + Obsoletion
gothic
2009 - Intervention Arts
(Sud Africa)
www.myspace.com/theawakeningband

 

Presentiamo l’ottavo album della band sudafricana che dal 2007 ha base in America, tant’è che potremmo dire che questo è il primo album americano del quartetto che è rimasto immutato nel tempo. A tre anni da "Razor Burn", ci troviamo di fronte a un lavoro più orientato verso il darkwave e il theatrical goth rock, un po’ Bauhaus, un po’ Sisters Of Mercy per intenderci. Un lavoro ben fatto potremmo già osare dire, poiché le liriche non esprimono solo il senso cristiano nel quale questo gruppo lavora, ma si estende nel reticolato delle analogie goth in cui i veri intenditori si riconosceranno; potremmo dire che il presente lavoro apre il suo sound a molti ascoltatori, dimostrandosi una scelta giusta per questioni di evangelizzazione (o di marketing, fate voi).

L’album si fa ascoltare con piacere fin da subito: Ivory (Part 1 and 2), è un pezzo da sapore orientale, ma non sarà l’unico; le sonorità ricercate nel presente disco hanno tutte questo sfondo levantino, propriamente indiano; la voce di Ashton Nyte è più profonda, più marcata e per questo ancor più espressiva, teatrale appunto come abbiamo già annunciato in apertura. Indian summer rain, dal titolo significativo, è caratterizzata da chitarre distorte, che accompagnano la voce sofferente dall’effetto gothic-rock. Upon the water non si discosta molto dalle sonorità precedenti, ma il suo arrangiamento è arricchito da altri "effetti speciali"; anche in questo pezzo, le immagini della caduta e dello rialzarsi grazie alla fede ritornano e si dimostrano come due capisaldi tematici presenti in tutto il disco. Una delle mie song preferite è la seguente A carnival of souls, che per un momento ho temuto fosse una cover! La teatralità di questo brano è sublime ed è impossibile non lasciarsi trascinare dal sound catchy. Frozen invece è più darkwave oriented, sicuramente di meno impatto rispetto a quanto stiamo ascoltando; il tema della pioggia ritorna con Nothing like the rain, un po’ ripetitiva, ma estrapolata da questo album meriterebbe un’attenzione in più. Due parole sulla successiva Where the shadow goes, che ritengo essere una delle migliori song grazie all’unione della personalità di Nyte e della scelta di un suono davvero ballabile; tastiere acute e chitarre più cattive condiscono il tutto. L’aver optato per l’inserimento dei pezzi migliori sul finire dell’album, credo che sia stato giusto, oltreché azzardato. Open e Prayer for the song sono cloni meglio riusciti dei primi pezzi di questo disco, mentre una commovente Alone conclude con passione questo full length.

Gli amanti del gothic più scuro, del darkwave ballabile e non, si ritroveranno in questo congeniale lavoro fatto di drammatica sofferenza, di melanconiche melodie e di angoscioso piacere, insomma tutte quelle cose che piacciono tanto a chi ricerca la luce nella profondità delle tenebre.

Roberta Cannone

VOTO

78

 

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