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THE CHARIOT
Everything Is Alive, Everything Is Breathing, Nothing Is Dead, And Nothing Is Bleeding
mathcore
2004 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/thechariot

 

Dopo aver lasciato i Norma Jean, Joshua Scogin prosegue per la sua strada, fondando una nuova band sotto il monicker di The Chariot (il nome è preso dal passo in "II Re" quando il profeta Elia viene preso in cielo da carri di fuoco). C'è da dire che il sound del gruppo è una totale evoluzione di quello dei Norma Jean in qualcosa di violentissimo, aggressivo, e caotico.

La opener Before there was Atlanta, there was douglasville fa da ottima presentazione al progetto. Vocals violente con base musicale cruda e grezza, fanno capire che i The Chariot sono giunti per spaccare. Vari cambi di tempo caratterizzano il brano, che poi andrà ad introdurre la track dall'improbabile titolo Someday, in the event that mankind actually figures out what it is that this world revolves around, thousands of people are going to be shocked and perplexed to find out it was not them. Sometimes, this includes me, che, ironicamente, è la più corta del platter. Con Dialogue with a question mark abbiamo un'ottima performance di vocals da parte di Scogin, che si alterna tra scream alti e bassi. Con una breve introduzione di banjo passiamo alla caotica Die interviewer (I am only speaking german), esplosiva e ricca di breakdown, pezzo irresistibile a chi piace saltare. Un'altra intro, questa volta di violini leggerissimi, dà inizio al pezzo lungo del platter (5 minuti), And then, came then, che parte con growl cavernosi, per poi passare alla musicalità tipica dei The Chariot. Probabilmente la song migliore del Cd, con vari cambi di tempo, casini vari, doppia cassa a non finire, e vocals strabilianti! Con The company, the comfort, the grave si passa a doppi tempi, e stacchetti vari, mentre si torna al classico caos con The bullet never lies, and time will prove all things (An allegory of unfaithful Jerusalem), che però va sul ripetitivo verso la fine. Si torna a scatenarsi in Yellow dress: locked knees, mentre If wishes were horses more beggars would ride them inizia in modo originale e si preannuncia traccia interessante, però poi vaga a vuoto e diventa abbastanza noiosa. Il disco si conclude con Good night my lady and forever farewell che non fa rallentare nemmeno per un istante l'andatura dell'album.

Come debutto non è niente male, ci sono degli ottimi pezzi nel platter. Però, in compenso, ci sono troppe cose che non vanno. Per prima il tempo: l'album dura meno di 28 minuti, troppo poco. Due brani non arrivano neanche ai due minuti. Altro difetto: le registrazioni troppo crude. Costantemente l'ascoltatore si ritroverà con un feedback di chitarra che fischia nell'orecchio. Per chi, invece, non è abituato alle sonorità del metalcore estremo, sentirà solamente del rumore e un tizio che ci urla sopra. I Norma Jean riescono là dove i The Chariot falliscono: sono più orecchiabili ed accessibili. Solamente i fan del genere potranno apprezzare questa opera per quello che è: un ottimo preludio a dischi futuri!

Christopher Warman

VOTO

72

 

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