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Dopo aver lasciato i Norma Jean, Joshua Scogin prosegue per la
sua strada, fondando una nuova band sotto il monicker di The Chariot
(il nome è preso dal passo in "II Re" quando il profeta Elia viene preso
in cielo da carri di fuoco). C'è da dire che il sound del gruppo è una
totale evoluzione di quello dei Norma Jean in qualcosa di
violentissimo, aggressivo, e caotico.
La opener Before there was Atlanta, there
was douglasville fa da ottima presentazione al progetto. Vocals
violente con base musicale cruda e grezza, fanno capire che i The
Chariot sono giunti per spaccare. Vari cambi di
tempo caratterizzano il brano, che poi andrà ad introdurre la track
dall'improbabile titolo Someday, in the event that mankind
actually figures out what it is that this world revolves around,
thousands of people are going to be shocked and perplexed to find out it
was not them. Sometimes, this includes me,
che, ironicamente, è la più corta del platter. Con Dialogue with a
question mark abbiamo un'ottima performance di vocals da parte
di Scogin, che si alterna tra scream alti e bassi. Con una breve
introduzione di banjo passiamo alla caotica Die interviewer (I am
only speaking german), esplosiva e ricca di breakdown, pezzo
irresistibile a chi piace saltare. Un'altra intro, questa volta di
violini leggerissimi, dà inizio al pezzo lungo del platter (5 minuti),
And then, came then, che parte con growl cavernosi, per
poi passare alla musicalità tipica dei The Chariot. Probabilmente
la song migliore del Cd, con vari cambi di tempo, casini vari, doppia
cassa a non finire, e vocals strabilianti! Con The company, the
comfort, the grave si passa a doppi tempi, e stacchetti vari,
mentre si torna al classico caos con The bullet never lies, and
time will prove all things (An allegory of unfaithful Jerusalem),
che però va sul ripetitivo verso la fine. Si torna a scatenarsi in
Yellow dress: locked knees, mentre If wishes were
horses more beggars would ride them inizia in modo originale e
si preannuncia traccia interessante, però poi vaga a vuoto e diventa
abbastanza noiosa. Il disco si conclude con Good night my lady and
forever farewell che non fa rallentare nemmeno per un istante
l'andatura dell'album.
Come debutto non è niente male, ci sono degli
ottimi pezzi nel platter. Però, in compenso, ci sono troppe cose che non
vanno. Per prima il tempo: l'album dura meno di 28 minuti, troppo poco.
Due brani non arrivano neanche ai due minuti. Altro difetto: le
registrazioni troppo crude. Costantemente l'ascoltatore si ritroverà con
un feedback di chitarra che fischia nell'orecchio. Per chi, invece, non
è abituato alle sonorità del metalcore estremo, sentirà solamente del
rumore e un tizio che ci urla sopra. I Norma Jean riescono là
dove i The Chariot falliscono: sono più orecchiabili ed
accessibili. Solamente i fan del genere potranno apprezzare questa opera
per quello che è: un ottimo preludio a dischi futuri!
Christopher Warman |