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Dopo aver dichiarato guerra
al mondo della musica l’anno scorso, tornano sulla scena i The
Chariot con la loro ultima fatica, "Long Live". Se non siete
familiari con il sound dei The Chariot vi consiglio di mantenere
la mente aperta e libera da ogni preconcetto di cosa sia la musica: il
sound dei nostri è un tipo di metalcore (mathcore) caratterizzato da
caos, feedback a volontà, schemi musicali intricati e brevi stacchi e
cambi di andatura e ritmo, ma l’elemento principale del genere è il
caos.
A differenza degli album precedenti "Long Live" ha un vantaggio,
in quanto ogni pezzo sembra essere stato composto con maggiore
attenzione, rendendo differente l'uno dall’altro. E fortunatamente ogni
traccia dei campionamenti senza senso è scomparsa, lasciandone solo un
accenno nel terzo brano, Calvin makenzie (che si
interrompe improvvisamente per lasciare spazio a una canzoncina che pare
provenire da una radio anni ’30). Di tutti i pezzi quelli che saltano
maggiormente all’attenzione sono di sicuro David De La Hoz,
The heavens e la closer The King. Il primo è
tra i più particolari mai realizzati dal gruppo, nonché forse il
migliore: partendo con la tipica furia math e mosh dei nostri, la song
poi si evolve notevolmente, passando da una fase di breakdown ad una in
cui Dan Smith dei The Listener presta le sue vocals, ricordandomi
moltissimo i primi mewithoutYou; si passa poi ad un'ultima fase
di breakdown, in cui le chitarre calano di un’ottava, aumentando la
pesantezza e l’intensità del brano, arrivando poi alla fase più
"sorprendente" in cui appaiono pianoforte, arpa e voce femminile,
trascinandoci via dal caos dentro qualcosa bellissimo e puro. The
heavens invece è forse il brano più strano mai realizzato dalla
bandi: parte quasi industrial per poi tornare al pianeta The Chariot
proponendoci uno dei riff più trascinanti mai sentiti dal gruppo. Molto
percussiva invece è la closer, The King, nella quale
appare anche il suono di una tromba che rende il pezzo molto particolare
e irresistibile.
Ormai si sa che da Josh Scogin (ex leader dei Norma Jean e leader
dei The Chariot) non si sa mai cosa aspettarsi. Finora i The
Chariot erano uno di quei gruppi che facevi ascoltare agli amici
solo per lo sfizio di vederli schifati e/o per procurargli un mal di
testa; ma con "Long Live" i nostri sono riusciti a domare il
caos, rendendo il sound ascoltabile e direi ottimo, senza compromettere
minimamente la pesantezza. "Long Live" è senz’altro il capolavoro
dei The Chariot.
Christopher Warman
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