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Fa seguito al debut dall'improbabile (e per quanto
mi riguarda fastidiosissimo nella sua forzata interminabilità)
titolo "Everything Is Alive, Everything Is Breathing, Nothing Is Dead,
And Nothing Is Bleeding", questo sei tracce Ep del sodalizio di
Atlanta. Il sound matura e si struttura, e quello che ci fa ascoltare è
un metalcore granitico, ben prodotto (ma questo è quasi scontato vista
la potenza della label sotto la cui egida pullulano e prosperano decine
di christian metalcore band), a tratti caoticamente mathcore ma anche predisposto verso
pennellate di una certa classe compositiva, consistenti in interessanti
passaggi post-metal.
Detonanti cadenze e tutti gli stilemi del genere
per l'open concept (uno strano concept) Yanni Depp, che
propone qualche variazione ritmica implementata nella seguente, e più
elaborata nelle proprie impalcature strutturali, Phil Cosby (Before
there was Atlanta, there was Douglasville). La verve esecutiva
aumenta vieppiù, e trova l'apice nell'attacco di Vin Affleck (Goodnight
my lady and a forever farewell), la quale tuttavia nel suo
sviluppo si fa patetica (nel senso di carica di pathos) ed infine mera
post-core nelle filature chitarristiche, pur sempre tra le urla ferine
del singer. Kenny Gibler (Play the piano like a disease),
ancora post-core sul finale, è giocata in apertura nell'antinomia tempi
dilatati, quasi doom, e altri up, quasi death, death che poi apre la tellurica
e complessa Sargeant Savage (Die interviewer), notevolissima, la
vera perla dell'Ep. A completare il platter ecco Donnie Cash (The
company, the comfort, the grave), sparata di double bass,
ma pure, nel suo songwriting, minimale sintetica, post-core, ed infine esplosiva...
"Unsung" presenta buoni spunti, e in crescendo,
che andrebbero tuttavia affinati e verificati su più ampie distanze
compositive; la band è senz'altro da tenere d'occhio, e questo Ep, dalla
front cover però imbarazzante, potrà piacere ai fans del metalcore grezzo che
sa anche essere, al contempo, piuttosto raffinato.
Vaake
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