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Il talentuoso Ep "Behold
The Architect" è giunto a solleticare l'interesse della Metal Blade,
tanto che l'imponente label ha poi firmato i The Crimson Armada
per la realizzazione del loro full-length d'esordio. E come se l'è
cavata la band da Columbus (l'ennesima!) sulla lunga distanza? Si
poteva temere a ragione l'effetto ridondanza nella loro proposta
musicale estesa a molte tracce, ed in effetti direi che così è stato.
Produzione ed esecuzione che rasentano la perfezione, anche se le vocals
non sono tra le migliori, il quintetto nordamericano fatica però a
tenere tutto il full, nella cui seconda metà l'interesse scema al
cospetto di episodi fotocopia; qualche stratagemma per cercare di
infondere la necessaria iridescenza scritturale viene tentato, ma con
esiti non determinanti.
Il sound è un crogiolo di technical deathcore e
swedecore, con tutti gli stilemi che il caso richiede: vocals
growl-scream alternate ed intrecciate, up-tempo di doppia cassa e
momenti di swedish death incupito, passaggi slowly con trame
chitarristiche melodiche, tecnicismi e tastierosità enfatiche, e infine
i breakdown; latitano i solos, mancanza tuttavia compensata da puntate
epico sinfoniche di keys stile Dimmu Borgir, band non citata a
caso dato che la grande variante delle composizioni dei The Crimson
Armada sono approdi blackcore atmosferici di buon impatto
emozionale, che salvano il disco dal concreto rischio dello sbadiglio
sistematico. Tra gli episodi che spiccano nel dispiego della tracklist
vanno citate A filthy addiction, di notevole impatto, poi
la quinta The serpent's tongue e la successiva pogo-song
Revelations; le orchestrazione di cui sopra pervadono la
penultima The Architect, il breve Outro
finale è pianistico.
Fortemente spirituale ed orante il lavoro lirico,
splendido l'artwork, musicalmente tutto sommato un buon disco, ma non il
discone che molti, me compreso, si aspettavano. Il neonato progetto per
il suo sviluppo futuro ha già necessità di un profondo restyling, dato
che il genere pare abbia già detto tutto quello che aveva da dire -
complice la pletora di band che l'hanno cavalcato sull'onda del
mainstream statunitense -, e anche perché di idee innovative da
innestare all'interno dello stesso i nostri non sembrano averne.
Vaake
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