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Qualcuno leggendo il monicker di questo gruppo
potrebbe storcere il naso e domandarsi da dove derivi un nome così
strano; la spiegazione è semplice: tutto ciò che è puramente
materialistico appartiene al Diavolo, e solo allontanandoci da quest'ultimo
possiamo vivere al meglio la nostra vita nel rapporto con Dio e con ciò
che siamo, senza pensare al nostro modo di apparire. Chiarita la cosa
possiamo lanciarci all'ascolto di "Dear Love: A Beautiful Discord",
seconda release della band dopo "Pattern Of An Horizon" e primo
disco uscito sotto contratto con la casa discografica Rise Records. Apre
una breve intro di appena un minuto (The ascent) e subito
con Gauntled of solitude cominciamo a sentire la violenza
devastante di questo gruppo, farcita con potenti riff tastieristici che
in alcuni tratti diventano padroni della scena con piccoli intermezzi.
Passiamo a Dogs can growl beards all over, che apre con
riff core accompagnati dalle tastiere e con il vocalist Hranica che urla
come un pazzo. Da questa violenza vorticosa core si passa ad uno stato
più cupo e grezzo, con riff thrash, un growl cavernoso e gutturale e con
la totale assenza di tastiere; ma questo cambiamento non basta, perchè
all'interno di una canzone che un continuo evolversi di stili e generi
trova posto anche il clean del chitarrista De Poyster, che da un tocco
più indie, accompagnato e sostituito nel finale dallo screaming di
Hranica.
Molto bella anche la successiva And the
sentence trails off, che accanto ai riff core vede sempre
presente le tastiere che rendono il sound complessivo più completo e
avvolgente; troviamo anche un intermezzo di pianoforte, pur se troppo
breve e inserito in modo un po' forzato; nella seconda parte al growl
martellante si affianca il clean di De Poyster, che rende l'atmosfera
più melodica e incisiva; la traccia chiude in una maniera un po'
confusionaria e marcata con l'inizio di Rosemary had an accident,
una splendida traccia che incarna tutte le forme di hardcore e metalcore
intrecciate e alternate in un modo impeccabile: si passa da parti di
pura violenza screamo, e da riff swedecore a parti moshcore tipiche del
primo metalcore per poi arrivare nel finale a cupi stacchi deathcore.
Ora è il turno di Redemption, che apre con un suono epico
di organo con il suono dello scroscio di un fiume in sottofondo, davvero
una traccia intermezzo spettacolare, poco meno di un minuto per
riprendere fiato prima di tuffarsi nella violenza di Swords,
dragons e diet coke, una bellissima song, uno dei pezzi forti
del disco, furia di metalcore allo stato puro unita con la melodia delle
tastiere e alternata a piccoli stacchi malinconici e riflessivi con
cantato in clean; chiude un piccolo solo di synth. Who speaks
spanish, colon quesadilla è una traccia con le stesse
caratteristiche delle precedenti, ma che pecca di monotonia e che
finisce con passare inosservata dopo qualche ascolto, nonostante sia
presente un bell'assolo di pianoforte. Anche Texas is south
è caratterizzata da qualche pecca, soprattutto per via di
sovrapposizioni riuscite non tanto bene tra tastiera e chitarre e tra
growl e scream, che la rendono un poco confusa e poco scorrevole.
Chiudono il disco Modeify the pronunciation e
Salvation, due tracks potenti e malinconiche.
Perciò, in conclusione, abbiamo di fronte un buon disco metalcore,
caratterizzato da una gran quantità di elementi appartenenti a generi e
stili diversi; un disco da ascoltare più volte al fine di apprezzare
tutte le sfaccettature che contiene e che si rivelano ascolto dopo
ascolto. Certo, le pecche non mancano, ma se si sorvola su alcuni errori
si può valutare al meglio questo platter di ottima fattura.
Francesco Pellegrino
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