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THE DEVIL WEARS PRADA
Dear Love: A Beautiful Discord
 
THE DEVIL WEARS PRADA
With Roots Above And Branches Below
 
THE DEVIL WEARS PRADA
Zombie
 
 

 

THE DEVIL WEARS PRADA
Plagues
metalcore
2007 - Rise Records
(USA)
www.myspace.com/tdwp

 

Sono sicura che al solo leggere il nome di questo gruppo non scommettereste un centesimo sul loro valore. Ma già al primo ascolto di "Plagues" lascerete dietro la bizzarria di questo monicker e vi concentrerete sulla musica, sull’incredibile scarica di adrenalina delle 10 tracce dell’album in questione, da vera scossa tellurica. Ritorniamo sul nome, The Devil Wears Prada, il cui significato è ben preciso: per vivere intensamente la fede non bisogna mettere al primo posto delle nostre priorità le cose materiali; il denaro e tutto il resto non fanno altro che far perdere di vista quello che conta veramente allontanandoci da Dio. Davanti a Lui, non conta apparire ma essere. "Plagues", che già nella sola prima settimana dalla sua uscita ha venduto ben 11.000 copie, è li terzo album studio dopo "Dear Love, A Beautiful Discorde" e "Patterns Of Horizon" e rappresenta una maturazione rispetto al passato e forse anche la definitiva consacrazione di questo valido gruppo nel panorama metalcore, anche e forse soprattutto in ambito europeo.

Il loro sound è esplosivo, dirompente, un metalcore non scevro da svariate influenze (swedecore su tutte), e vede l’alternanza di parti in scream graffiante, growl cavernoso e clean tendente all’emo ma che ben si integra nell’aggressività delle loro ritmiche. Al microfono vediamo alternarsi così Mike Hranica, autore anche dei testi e il chitarrista Jeremy DePoyster; l’ottimo brano You can't spell crap without 'C' vede poi la partecipazione di Craig Owens (Chiodos). Si parte con Goats on a boat, ritmiche serrate, riff corposi, con uno scream penetrante e con delle tastiere dagli effetti organistici quasi black-oriented. Si mantiene lo stesso frenetico ritmo con Number three, never forget che non offre un attimo di respiro dalla precedente: qui da sottolineare una penetrante ed elettrizzante cavalcata di batteria e riff di chitarra. HTML rulez d00d è poliedrica: alterna parti picchiate come non mai, ad altre, introdotte dalla tastiera, più calme, su cui si inserisce poi sulla voce in clean l’ansimante ed ottimo scream. E proprio una menzione speciale va alla tastiera di James Baney onnipresente e decisiva nell’economia del sound, capace di dare quel tocco in più. Si passa poi all’arrembante Hey John, what's your name again? a This song is called introdotta da note di piano ma dall’incedere aggressivo, intramezzata da ipnotici riff e dal cantato pulito effettato.

Anche se i TDWP si prendono una piccola pausa con Don't dink and drance, corposa ma poco varia, ma chiudono alla grande con The scorpion deathlock e con Nikel is money too. Alla fine non posso far altro che consigliare caldamente "Plagues", una delle migliori uscite per il genere, in questo anno.

Ilaria Ricci

VOTO

88

 

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