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A due anni di distanza dal
loro ottimo "Plagues" fanno ritorno i The Devil Wears Prada
con un terzo full-length dall’affascinante titolo, "With Roots Above
And Branches Below", che è anche il loro debutto nella Ferret
Records. Subito mi è sorta in mente la domanda: riuscirà il gruppo a
superare il lavoro precedente, che è anche uno tra i miei dischi
preferiti del genere? Per trovare risposta basta dare solo un’ascoltata
all’album.
Apre l’aggressiva Sassafras che dimostra una certa
pesantezza aggiunta al sound del gruppo. Gli elementi ci sono tutti:
breakdown in abbondanza, chitarre violente (e se il mio orecchio non
mente, le chitarre sono più gravi di quelle in "Plagues"),
sintetizzatori a volontà e cori emo, che però non guastano. Il pezzo è
molto buono, ma nell’ascoltare quello seguente, I hate buffering,
inizio a chiedermi dove sia maturato il gruppo, dato che più che un
successore di "Plagues", questo album sembra quasi un "Dear
Love: A Beautiful Discord - 2". La band segue la formula già
stabilita nel debut e la migliora leggermente. Però è completamente
assente la dinamicità e la sperimentalità apparsa in "Plagues".
Fortunatamente però il disco contiene anche qualche brano degno di
essere nominato, come per esempio Assistant to the regional
manager, che contiene un ritornello che vi rimarrà impresso in
mente per molto tempo nonché un ottimo lavoro dal tastierista James
Baney, e Ben has a kid, con degli spunti quasi techno. Il
resto del Cd è più o meno quasi tutto uguale; forse l’unico pezzo
completamente diverso è Louder than thunder, che è anche
la prima ballad proposta dal gruppo, tuttavia molto emo/pop, e c'entra
quasi nulla col resto dell’album.
Sicuramente avrete già intuito che sono rimasto parecchio deluso da
questa release. Con "Plagues" i The Devil Wears Prada
avevano dimostrato che anche nel mondo del metalcore ci possono essere
innovazioni; sembra però che quel concetto sia svanito con "With
Roots Above And Branches Below", che abbandona il sound sperimentale
del suo predecessore per uno più scontato e commerciale. Un altro bel
gruppo rovinato dal consumismo.
Christopher Warman
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