Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
Band Links
 
THE DROWNING
When The Light Was Taken From Us
 
 

 

THE DROWNING
This Bleak Descent
doom
2008 - Casket Music
(Inghilterra)
www.myspace.com/thedrowninguk

 

A due anni dal primo full-length fanno il loro ritorno sulla scena del metal estremo i The Drowning, quintetto gallese autore di un doom/death monolitico e possente, incentrato sull’annichilimento emozionale dell’ascoltatore. Le influenze riscontrabili in questo lavoro sono le tipiche del genere: dagli Anathema ai Paradise Lost e, occasionalmente, fanno la loro comparsa anche i Paramaecium, signori indiscussi del doom metal cristiano. I The Drowning amalgamano con grande sapienza le diverse influenze al loro personale stile, creando un’opera maestosa e imponente, che dimostra grande maturità, aiutati da una produzione scintillante nella sua perfezione e dando largo spazio a chitarre e voce, limitando al minimo l’uso del basso e della batteria, che spesso si limita a scandire i lenti tempi delle canzoni.

Il disco si apre con l’intro dal sapore heavy di Bleakened wave, brano nel quale il gruppo fa immediatamente sfoggio completo del proprio repertorio, con una superba prova alla voce di James Moore, impegnato in un alternanza di scream e growl non particolarmente originale ma egualmente di grande bellezza. Il pezzo scorre senza lasciare particolari emozioni. Più aggressiva si presenta Soulless harvest, che nonostante i suoi toni lenti e ripetitivi (costante dell’intero disco), trasuda una notevole dose d’aggressività e rabbia da ogni nota. Un rallentamento al quarto minuto spezza la monotonia e dà nuovo vigore al brano, lasciando spazio ad un buon assolo finale. In the fields of solace è il brano più lungo, il più ricco e probabilmente il migliore dell’album. Poche semplici note, lente e malinconiche, danno l’avvio, a granitici riff e alla cadenzata batteria. Da questo pezzo viene realmente realizzato il nome della band: la sensazione trasmessa infatti è proprio quella di sentirsi trascinati sott’acqua, con gli arti bloccati, incapaci di lottare od opporsi, con la sola possibilità di osservare il sempre più rapido allontanarsi della luce che filtra attraverso l’acqua, ben consci che essa seguirà l’oscurità eterna. I The Drowning dimostrano anche di saper spezzare la tensione quando è eccessiva; al settimo minuto un cambio di tempo scuote notevolmente l’atmosfera, senza nulla togliere alla drammaticità del brano. Dopo pochi minuti di furia, lo scenario cambia nuovamente. Ci si ritrova ora in un cimitero abbandonato, accanto a lapidi scolorite e antiche croci, mentre una lenta pioggia autunnale, che si ode in sottofondo, bagna la terra riarsa dai mesi d’estate. Ricominciano poi i riff iniziali, in un perfetto cerchio che porta alla conclusione dello stupendo brano, dopo tredici minuti che paiono essere trascorsi in pochi attimi.

Il gruppo non ha però intenzione di dare all’ascoltatore il tempo di riprendersi. Dopo pezzi misantropici e lenti, parte la thrasheggiante Forever fall rapida ed incalzante, ripetitiva ma per nulla noiosa, nella quale viene dato un certo spazio anche alla batteria di Steve Hart. Riff tipicamente doom, tempi molto lenti, un cantato in clean che si alterna ad uno scream lacerante e spietato; è questa In sufferance. Difficile descrivere le sensazioni trasmesse dal brano, che sembrano stimolare il corpo oltre alla mente; la pelle si accappona, il cuore si appesantisce e si riempie d’angoscia, mentre il grido straziato supplica "Pray for me! Please, pray for me!". L’anima sembra realmente straziarsi, ferita dalla crudele disperazione che colpisce con forza incredibilmente pura e grezza l’ascoltatore. Questa prima parte del disco si dimostra di notevole bellezza, sfortunatamente la seconda non lo è altrettanto, e si limita spesso a ripetere quanto già comunicato dal gruppo, pur restando su ottimi livelli compositivi. The ashen light non è altro che un brevissimo intermezzo con il solo scopo di introdurre la seguente Solitary white ship brano piuttosto lungo, con riff interessanti ma non coinvolgenti, e alla lunga stucchevole, sebbene i frequenti cambi di tempo nella seconda metà lo rendano sufficientemente piacevole. Nonostante il melodico e struggente intro, Flowers for the fallen lascia spazio al cuore più marcatamente death del gruppo, nel quale il growl di Moore si fa se possibile ancor più gutturale e primordiale, alternandosi in un ottimo contrasto a brevi e frequenti stacchi soavi e nostalgici. Il compito di chiudere il disco è affidato alla strumentale The last dance of eve, che stimola nell’ascoltatore la riflessione e una sorta di placida pace. Come i precedenti brani avevano scatenato ed esternato le emozioni, in un selvaggio tripudio di rabbia e sofferenza, così le note della song riconducono le succitate emozioni nel cuore dell’ascoltatore, celandole nell’anima al riparo da indiscreti sguardi, congedandoci con un ultimo, splendido assolo.

Le capacità che emergono dall’ascolto del Cd sono indubbie, e degna di apprezzamento anche la capacità del gruppo di gestirle, avendone la consapevolezza. Certo è anche che la lunghezza del disco e l’inevitabile ripetitività presente nei brani stancano non poco l’ascoltatore, che si ritrova con un senso di spossatezza non indifferente. Tutto ciò però non lede l’opera che i The Drowning ci hanno donato, un bagaglio di tristezza e malinconia con picchi di strazio e ira di grande bellezza, che meritano la comune lode e la speranza in nuovi lavori del medesimo livello.

Andrea Costariol

VOTO

83

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it