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THE REVOLUTIONARY ARMY OF THE INFANT JESUS
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THE REVOLUTIONARY ARMY OF THE INFANT JESUS
The Gift Of Tears
neofolk
1987 / 1993 - Probe Plus Records
(Inghilterra)
www.myspace.com/revolutionaryarmyoftheinfantjesus

 

L’affascinante disco in questione è uscito nel 1987, ma la versione definitiva, con altri pezzi ("La Liturgie Pour Le Fin Du Temp"), è del 1993. Tutto questo per inquadrare storicamente il misterioso progetto The Revolutionary Army Of The Infant Jesus, che in effetti esce immediatamente a ridosso dei primi lavori dei maestri della scena, quindi seppure sconosciuto ai più, sicuramente seminale. Pochissimo o nulla si sa di questo gruppo di Liverpool (dall’unica foto disponibile i componenti sembrerebbero essere sei), ma si ispira dichiaratamente ai Dead Can Dance e all’opera di Luis "Grazie a Dio sono ateo" Bunuel (geniale cineasta surrealista spagnolo). Metterei anche i Current 93 fra coloro che in qualche modo possano averli suggestionati. Il folk apocalittico è uno dei generi che più seduce i metalheads, quindi, senza timori, tuffiamoci nell’ascolto.

Come Holy Spirit con flauti e cori gregoriani, poi un’originale linea di basso che introduce suggestioni mediorientaleggianti. Poi Tales from Europe con un loop ossessivo di flauto e recitato in russo. In The miller emergono inquietudini alla Death In June per una song davvero bella e sibillina. De profundis è più che altro un insieme di inquietanti rumorismi, atti a creare suspense. La successiva The singing ringing tree è cupa e trasognata, non può non ricordare Cirrus minor dei Pink Floyd. Si ritorna, quindi, su classici binari neofolk con la dolce e triste Beauty after the fall. Dreams (Awakening of a child's mind) è una canzone darkwave con voce femminile eterea. Lament (Ashes in the water) è ieratica ed arriva dal Tibet (e da D.Tibet!!), Transfiguration ripropone armonie mediorientali. La celeste organistica Communion introduce Psalm / Shadowlands in cui la soave voce femminile salmodia su una canzone fin troppo stucchevole, forse unico punto debole dell’opera. In Le monde du silence la voce femminile in francese e l’elettronica ricordano gli Enigma. Chiude Dies Irae con un narrato in voce muliebre su base quasi trip hop.

Mistico e estremo come un disco unblack, ma senza neanche una distorsione. Profetico tematicamente e musicalmente. Un disco, con il senno di poi, fondamentale…

Daniele E.

VOTO

91

 

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