Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
Band Links
 
THE SEVENTH POWER
The Seventh Power
 
 

 

THE SEVENTH POWER
Dominion & Power
stoner
2008 - Retroactive Records
(USA)
www.myspace.com/theseventhpowerdotcom

 

Dopo due anni, Bill Menchen, Robert Sweet e Rod Reasner sono tornati a deliziarci con nuovo progetto che seguita la strada intrapresa con il precedente full-length. Quaranta minuti di musica che, se pur non distaccandosi dalle origini heavy dei componenti, ha in sé una carica doom molto più marcata e un'altra prog in certi accordi di chitarra. Dominion and power è un’apertura in grande stile che riprende il sound che abbiamo trovato nel primo album, solo che è più doom, più carico di quell’aggressività repressa armonizzata dai riff, tanti e immancabili, ma anche da un basso a tutto tondo, che chiude il pezzo col glissato. Ancora una volta, la voce di Menchen è distorta, effettizzata, quasi innaturale; ad ogni song questa caratteristica è accentuata e sostenuta anche dal coro, anche se presente solo in pochi momenti.

Il basso, così come chiude, apre: Everlastings fire, riffattissima song, segnala anche la presenza delle tastiere; la voce qui sembra lontana, quasi evocativa, chissà se un growl vi avrebbe trovato spazio. Solo lunghissimo di malmesteiana memoria. Passiamo alla song più prog dell’album, Hailstones: voce doppiata, cambi di ritmo improvvisi e curatissime rime fanno di 3:35 minuti qualcosa di fulmineo, come la sua chiusura. Il titolo promette bene, difatti Heavy laden è davvero un bel pezzo: ritroviamo tutta la dualità di questo gruppo, un lato heavy classico e un altro stoner, con l’uso massiccio dei sintetizzatori; ritmo geniale tra basso e batteria che si fondono nei tempi dispari. Apertura ambient, ma subito si trasforma in una tiratissima song, con le percussioni in accelerato: in King of all kings ritroviamo anche una chitarra che si presta ad un solo di magistrale esperienza. Raise 'm high (scritto proprio così) è la più heavy del disco sia nelle battute, che negli arpeggi, tanto che l’assolo sembra preso da qualche pezzo AOR di qualche decennio fa. Notevole l’intro di Sacrificial blood, ma la ripetitività delle battute è scongiurata da voce e chitarra che ci offrono un duetto d’eccellenza. Ritmo in progressione ma molto doom è Sea of Galilee, la cui parte migliore è il finale, ove la chitarra di Bill Menchen trascina le battute sempre più lente, quasi a simboleggiare un vero e proprio moto ondoso. Sulla scia grunge è invece The clouds in cui la chitarra si esibisce in un assolo struggente, mentre la cassa porta il tempo col doppio colpo del pedale; la voce è sempre più ipnotica e monotona in questo pezzo, come in diversi momenti dell’album. Si termina in bellezza con Under the altar, in cui ogni strumento ha un posto di riguardo.

Una curiosità: l’artwork è dell’artista finlandese Jan Yrlund, che racchiude un po’ il senso delle lyrics dai temi apocalittici. Disco ben prodotto e ben arrangiato, forse un po’ monotono. Chi ha amato e continua ad essere un nostalgico di Ozzy e dei Black Sabbath, non potrà fare a meno di ritrovarci molte sonorità. Forse, è proprio questo che manca ancora nei The Seventh Power: non far ricordare nessun altro gruppo! Ma siamo fiduciosi.

Roberta Cannone

VOTO

78

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it