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THE SEVENTH POWER
Dominion & Power
 
 

 

THE SEVENTH POWER
The Seventh Power
stoner
2006 - Retroactive Records
(USA)
www.myspace.com/theseventhpowerdotcom

 

Tre artisti che provengono, potremmo dire, dalla storia del christian metal, e che si sono messi in gioco in un progetto nuovo, originale, che pone in rapporto l’heavy in cui sono cresciuti al doom più classico, passando per quella sperimentazione tanto agognata dal pubblico ormai abituato a nuove, moderne, musicalità. Potremmo definire il progetto The Seventh Power un bell’esempio per quelle nuove generazioni che vogliano dare un contributo fresco al panorama metallico di stampo cristiano. Voce, chitarra, tastiere e songwriting sono di Bill Menchen, dei Titanic (ex Rev Seven), la  batteria è di Robert Sweet degli Stryper e di DBeality (ed ex Titanic) e il basso è di Rod Reasner, ex Final Axe. Insomma, gente che si conosce bene.

E si parte con una chitarra "rumbling", vale a dire che possiede un ritmo sostenuto ma sordo, per Christ died, una delle più belle song dell’intero album: "Christ died / and now he has been raised / He's alive / and now he must be praised"; la voce metallica e distorta nel ritornello già ci apre a questa novità, che forse non sarà apprezzata dagli aficionados dell’heavy di qualche decennio fa. Ampio fluire dell’assolo di Menchen; da notare il ritmo fatto di piccole e impercettibili (quasi) pause. Una delle più doom, Enthroned, si apre con un riff possente che viene mantenuto fino alla fine; un piccolo coro canta "Holy holy holy lord God almighty", mentre le sei corde scorrono palesemente effettate. È un susseguirsi di effetti distorti, che ricorda molto le sperimentazioni nu-metal, a cui si aggiunge anche il ritmo sincopato della batteria in chiusura. In Eyes in the skies s’inserisce il piano all’apertura, nel ritornello e in chiusura quando duetta con la chitarra e con il basso, protagonista di buona parte del pezzo, sia con le scale sia con il glissato sul finire del brano e risulta essere, musicalmente parlando, uno dei pezzi migliori contenuti in questo progetto. Un’apertura dalle corde di chitarra taglienti ci apre a Far from fear, a cui si inseriscono basso e batteria; primo cambio di tempo quando la voce si fa presente, mentre le tastiere che la sostengono hanno un sapore industrial; ad un certo punto la song si arresta, per riprende con un sound davvero più heavy e l’assolo ha forma più pura, direi più autentica. Seconda chiusura e secondo ripresa: la batteria vive il suo momento di gloria, mentre Menchen riprende la melodia iniziale, benché ritornino i giochi elettronici. Brano più andante ma che si rinforza solo nel ritornello, Heavens gates è arricchita dalle tastiere e dal piccolo coro; sembra una di quelle canzoni futuriste tipiche degli anni ’80 (avete presente la psichedelia di quei tempi? Bene, in quel modo).

In Human sacrifice è la batteria la vera protagonista del pezzo, anche se i riff iniziali, tiratissimi, possono indurre a pensare alla solita heavy song; bello il ritornello: "I believe that Jesus Christ / is the human sacrifice / I believe that the Savior lives / long live the King and He lives long". Da notare è l’uso dei piatti nel solo e il gioco della batteria sul finale del pezzo. Con Emotion motion ritorniamo alla sperimentazione: liriche semplici, anche troppo, tanta distorsione nella voce e della chitarra; song ripetitiva, insistente e anche un po’ buffa. Davvero un peccato! Si torna alle cose serie, tante tastiere per un effetto doom ben gradito: Possessor of you è in linea col meglio del full-length, tanto da imporre piacevolmente il suo ritmo. Apparentemente instrumental, Seven golden lampstands marca i numerosi virtuosismi di tutti gli elementi e solo una voce pesantemente growl, che rappresenterebbe il Signore, lascia intendere piccole verità di fede: "I'm Jesus / I know you're / a sinner / I died / on a cross…". E si chiude in bellezza con The power, pezzo che si apre pienamente heavy con intermezzo di piano e voce che sussurra: "Christus Omnipotentia Eccum Anastasis", nella migliore della nuova tradizione gothic. Un misto di sperimentazione e di gradito retrò, in questo progetto che è stato solo il primo dei The Seventh Power. Aspettando di ascoltare il nuovo venuto.

Roberta Cannone

VOTO

75

 

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