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Con "A Chorus Of
Obliteration", nel 2004, siamo venuti a conoscenza dei The
Showdown, che proponevano un thrashcore da far alzare i capelli
anche a chi non ne ha. Nel 2007, invece, il gruppo torna con "Temptation
Come My Way", in cui il core scompare, il thrash si alleggerisce, e
al loro posto troviamo un southern metal davvero ottimo. Ed ora, ad un
solo anno dall’uscita dell’ultima release, cosa faranno i nostri per
rimanere freschi? Direi che "Back Breaker" è un misto dei primi
due dischi. Abbiamo la musica thrashcore che caratterizzava il debutto,
con le vocals dure e grezze tipiche del southern che caratterizzavano il
loro secondo album.
Si aprono i cieli e scendono le acque mentre la opener,
Titanomanchy: the beginning, esplode con ritmi da fare gola agli
headbanger e soliste tipiche del southern. Dopo questa introduzione apre
le danze Hephaestus: the hammer of the gods, che esplode
aggressiva in faccia dell’ascoltatore, come una forza devastante che non
si può fermare. L’intero gruppo lavora in modo fenomenale: le vocals di
David Bunton sono potenti ed aggressivissime, mentre le chitarre di Josh
Childers sono esplosive, accompagnate dal mitragliante batterista, A.J.
Barrette, ed il bassista, Erik Koruschak. Segue Aphrodite: the
disillusionaire, che continua la scia assassina impostata dalla
opener, ma non prende allo stesso modo. Con la title track
Achilles: the backbreaker troviamo quello che è probabilmente il
brano migliore del platter: le vocals sono più aggressive che mai,
mentre i ritmi martellanti fanno venire voglia di picchiare qualcosa.
Prometheus: the fires of deliverance segue maggiormente la
scia southern, e purtroppo è un pezzo che non mi ispira più di tanto.
Cerberus: the hellhound awaits è la canzone che più si
avvicina ad una ballad, pur rimanendo in tono aggressivo: ricorda molto
delle ballad dei Metallica, anche se i nostri ci inseriscono un
po’ del loro stile, rendendola ancora più bella. Si torna violenti con
Odysseus: a song of hope, in cui compare un'ottima solista
e la melodia più orecchiabile di tutto il disco. Con Aries: I am
vengeance e Infernus: you will move, invece, si
ritorna al thrash sfrenato e violento, mentre nella penultima,
Nemesis: give us this day, troviamo un’altra highlight:
violentissima e devastante come poche altre. Chiude il disco in modo
meno aggressivo Medea: one foot in hell, altra semi-ballad
che ritiene però tutta quell’energia sprigionata durante il resto del
Cd.
I The Showdown, pur non essendo uno dei miei gruppi preferiti,
hanno realizzato con "Back Breaker" un ottimo lavoro, inserendo
elementi dei loro primi due lavori, personalizzando il loro sound. Un
disco che farà gola sia ai thrasher old school che agli appassionati di
stili modernisti (ovvero tutti quelli che finiscono con "core"). Non un
disco perfetto, ma di certo è un disco che spacca! Adrenalina pura!
Christopher Warman
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