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THEOCRACY
Ghost Ship
 
 

 

THEOCRACY
As The World Bleeds
power
2011 - Ulterium Records
(USA)
www.myspace.com/theocracyband

 

La musica non è un'opinione: o hai delle capacità oppure ciao, spegni l'ampli e vendi la chitarra che è meglio! Non siete d'accordo? Lo immaginavo, ma prima di chiudere questa pagina leggete qualche altra riga per capire meglio quello che volevo dire con questo esordio forse un po' troppo di parte. Secondo voi perchè la band in questione (pur non avendo raggiunto tuttora una fama da superstar ricche e famose) riesce sempre a tirare fuori qualcosa di bello e ben strutturato? Strumenti buoni? Dita veloci a muoversi sul manico delle chitarre? No signore! Se funzionasse così anche i Dragonforce sarebbero una band valida, e invece... il punto è che quando si ha a che fare con talenti musicali come Matt Smith c'è poco da dire, i risultati saranno sempre più che buoni, non ci credete? Andate a sentirvi il primo disco di questo progetto e guardate la lineup: vi accorgerete che quella piccola perla, che forse non è un capolavoro, ma neppure dista troppo dall'esserlo, l'ha scritta ed eseguita in ogni singola nota questo ragazzotto americano della Georgia. Premessa finita, parliamo di "As The World Bleeds".

Fare i conti con quel capolavoro di tre anni fa chiamato "Mirror Of Souls" è veramente un'impresa, ma i Theocracy non si fanno intimorire e sfornano un ottimo disco capace di far contenti tutti, pur non raggiungendo come composizione i livelli eccelsi del precedente lavoro. Se "Mirror Of Souls" contiene canzoni favolose (una su tutte Bethlehem) in grado di stregare chiunque, "As The World Bleeds" dimostra in ogni caso una sorta di ampliamento, la sezione strumentale vede un importante ingresso alla sei corde di Val Allen Wood (non ho detto Van Halen, anche se così potrebbe sembrare). E' questo l'elemento determinante dell'album, cominciano infatti a prendere corpo parti soliste virtuose dall'apertura melodica, sicuramente più ricca e fantasiosa di quanto ascoltato in precedenza, quando invece l'approccio strumentale figurava a volte un po' più meccanico e limitato. Jonathan Hinds si concentra quindi sulle sezioni ritmiche mentre il nostro Matt decide di abbandonare la chitarra per dedicarsi totalmente al canto, e il risultato è pressoché egregio. A chiudere le fila del quintetto si ha la vecchia conoscenza Shawn Benson e il nuovo bassista Jared Oldman. I am è indubbiamente la vetta del disco, un pezzo di undici minuti dove la band a mio avviso riesce ad esprimersi al meglio. Sentite le parti corali a metà canzone, lo sweep cacophonico e le aperture melodiche sull'assolo. Ottime le melodie, ottimi gli arrangiamenti, ottima la struttura e soprattutto ottimo il testo. Un aspetto decisamente degno di menzione in quanto i testi dei Theocracy sono sempre stati stupendi riuscendo a rendere giustizia alle melodie che li inglobano. The master storyteller è una power-song scatenata e frizzante capace di scuotere la testa a chiunque, mentre invece Nailed è più cupa e trova le sue fondamenta su melodie più arabeggianti, in particolare nella parte finale (non vi sembra un pò che la chiusura ricordi un pochino quella di Domination dei Pantera? A me sì). Hide in the fairytale è un'altra song tirata, un pò Iron Maiden, un pò Blind Guardian, di cui un ritornello dalle ottime melodie, mentre The gift of music è la semi-ballad sognante che piano piano si incattivisce sfociando in un finale a doppia cassa e schitarrate che vorrebbero demolire un muro di cemento armato. Il testo della canzone è uno dei più belli che abbia mai letto in assoluto: Music is Your masterpiece,  Your signature and smile / The glorious crown jewel of all Creation / Gave a voice and sense of wonder to this lonely child / Whose melodies ring forth Your coronation now. 30 pieces of silver era il singolo che già tutti conoscevamo per il suo tiro heavy oriented, mentre Drown ha un'atmosfera un po' più AOR. Una fantastica corale introduce Altar to the unknown God, un pezzo dalle molteplici sfaccettature (dinamiche che passano dall'hard rock, al power europeo, ma anche al thrash). Infine Light of the world è una "spowerata" mielosa che forse sfigura un pochino rispetto alle altre big songs.

Come è tradizione fare in casa Theocracy il disco è chiuso dalla title-track, un pezzo che attraversa diverse dinamiche con forti richiami agli Helloween, ma che comunque pur non essendo il capolavoro che mi aspettavo, chiude in maniera più che buona un disco che non può assolutamente passare inosservato agli amanti del power più incalliti. Viene posto ancora una volta il sigillo su una band matura, capace di fronteggiare a testa alta i più grandi nomi. Fate vostro questo disco e non ve ne pentirete, perché in un mondo che sanguina la voce della teocrazia è bene che sia udita il più possibile. Creation is music, and music is creation.

Francesco Romeggini

VOTO

88

 

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