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THEOCRACY
As The World Bleeds
 
 

 

THEOCRACY
Ghost Ship
power
2016 - Ulterium Records
(USA)
www.theocracymusic.com

 

Cinque anni di attesa per il come-back di una delle (o forse della) power metal band più importanti della scena attuale; a smorzare l'attesa c'era stata nel 2013 la riedizione del debutto remixato e con le parti di batteria risuonate da Shawn Benson, ma comunque niente di nuovo per noi fan incalliti. "Ghost Ship" si presenta fiero e imponente a noi nostalgici di quel disco di maturazione strumentale che è stato "As The World Bleeds". Imponente è inanzitutto la copertina, opera nuovamente di Felipe Machado e raffigurante il tema centrale del disco, ovvero una nave che trasporta i "fantasmi della società, quelle persone impopolari, o inosservate, ma che alla fine hanno l'impatto più importante". Non stiamo parlando di un concept album, ma le tematiche girarno intorno a questo concetto, espresso peraltro nella titletrack.

Proseguendo la linea del predecessore, "Ghost Ship" è un disco power metal variopinto, l'assetto strumentale è rimasto invariato, l'unica lieve differenza sta nel fatto che Shawn Benson ha partecipato alle registrazioni solamente come ospite, infatti non figura nella line-up ufficiale dell'album; pur non avendo (probabilmente) partecipato alla stesura dei brani, la sua prestazione è impeccabile. Per il resto squadra che vince non si cambia, la formula dell'assetto strumentale è rimasta quella, forse stavolta Jonathan Hinds ha avuto un pelino più di spazio in veste di solista accanto al funambolico Val Hallen Wood. Mi aspettavo un disco più sinfonico, invece sono rimasto spiazzato dalla rozzezza che impermea buona parte delle composizioni, l'approccio è tendenzialmente più heavy, talvolta anche thrash; ma il tutto suona perfettamente naturale e riuscito. Il lavoro di Matt è stato come al solito impeccabile (e non parlo solo della voce, ma anche della cura degli arrangiamenti, del mix, e soprattutto dei testi), anche in un contesto più spinto come questo ha funzionato maledettamente bene.
Possiamo prendere ad esempio la opener Paper Tiger, sfuriata heavy metal a cavallo tra Iron Maiden, primi Heaten e Blind Guardian; questo brano dà un'anteprima della formula compositiva più usata in questo disco: partenza sparata con riffing quasi thrash e strofe aggressive, ritornelli melodici e sinfonici, strumentale e parti soliste di nuovo heavy-power. Altri due brani costruiti con questo stampo sono The Wander of It All ancora più thrash della opener) e Stir the Embers. Un altro pezzo con un approccio simile sarebbe A Call to Arms, il tiro iniziale è hard rock ma in ogni caso abbiamo un attacco decisamente malinconico che nell'evolversi del brano sfocia in un ritornello allegro e da balera; ascoltando il ritornello e la strofa separati sembra impossibile che facciano parte della stessa canzone, eppure sono collegati in maniera naturalissima e intelligente. Questo dimostra un'altra grande capacità della band, ovvero il riuscire a toccare stati emotivi opposti all'interno di pochi minuti senza forzature compositive. A fianco di brani più pesanti abbiamo anche situazioni più intermedie come la titletrack (il ritornello ha un ritmo dance ... ), la elegante Wishing Well, la power Castaway; fino ad arrivare ai momenti hard rock con la ballad Around the World and Back dal sapore un po' Stryper (carina ma niente di più, ripercorre un po' le orme di The Gift of Music, ma la ballad numero uno dei georgiani rimane Bethlehem) e la toccante Currency in a Bankrupt World. La chiusura è affidata alla suite Easter, quasi dieci minuti di evoluzione con uno strumentale sinfonico nel mezzo (che ricorda molto quelli del primo disco della band) e una parte corale nel finale in cui il nostro Matt, come da tradizione, si sbizzarrisce nel giocare a fare il coro selfmade.

I testi sono meravigliosi, i Theocracy non fanno mai un lavoro a metà, riescono sempre a fare bene tutto; partiamo da un testo sarcastico come quello di Paper Tiger, che denuncia il senso di ingratitudine di cui è intrisa la società moderna, passando da un brano come Wishing Well che esprime in maniera poetica la ben più rozza frase "aiutati che Dio ti aiuta". Altri testi hanno un sapore più maturo e assimilabile al testo biblico dell'Ecclesiaste, è il caso di The Wonder of It All, sull'imprevedibilità della vita e Around the World and Back, la tematica rimane sempre la fede. Un altro testo degno di menzione è quello di Currency in a Bankrupt World, incentrato sul dolore di una madre che ha abortito. Un centro senza ombre quello dei Theocracy, speriamo di non dover aspettare altri 5 anni per un seguito, ma se anche fosse, visti i frutti, aspettiamo volentieri.

Francesco Romeggini

Tracklist:

1. Paper Tiger (05:13)
2. Ghost Ship (04:39)
3. The Wander of It All (06:38)
4. Wishing Well (05:01)
5. Around the World and Back (04:57)
6. Stir the Embers (04:07)
7. A Call to Arms (04:39)
8. Currency in a Bankrupt World (04:41)
9. Castaway (04:43)
10. Easter (09:53)

VOTO

90

 

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