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THOUSAND FOOT KRUTCH
Phenomenon
alternative
2003 - Tooth & Nail Records
(Canada)
www.myspace.com/thousandfootkrutch

 

Due anni dopo l’uscita del loro debutto "Set It Off", i Thousand Foot Krutch firmano un contratto con la Tooth & Nail Records ed escono con il tanto aspettato seguito: "Phenomenon". Questo nuovo album, a differenza del debut, contiene pochissimo rap, lasciando solo qualche accenno ritmico qua e là. Musicalmente, invece, i nostri si sono solidificati, abbandonando il loro sound pop/punk-metal, per un sound duro, moderno, fresco e solido.

E' difficile non amare questo disco già dalla title-track, Phenomenon, che apre il disco in modo incredibile, urlando ai fan "Noi non siamo quei bimbi che suonavano su "Set It Off"". Molto orecchiabile il ritornello, e mi fa piacere notare che anche la produzione è migliorata (ma qua stiamo parlando della Tooth & Nail, e mi sorprenderebbe che sia altrimenti). La seguente, Step to me, è molto più interessante, contenendo vocals inquietanti ed arrabbiate, un basso persistente e chitarre in sottofondo che vanno e vengono. Molto bello il bridge finale, con un buon uso di vocoder e di orchestrazioni artificiali. Last words invece è leggermente aggressiva, con un ottimo lavoro ritmico da parte del batterista Steve Augustine; purtroppo risulta leggermente noioso il ritornello, essendo molto ripetitivo e blando, ma il resto del pezzo dà un senso di rabbia e di disperazione, come nelle lyrics. Si passa ora alla ballad This is a call, molto dolce, parla di storie di ragazzi che si nascondono dietro maschere davanti agli altri, ma che in realtà sono disperati e chiedono a Gesù di fargli capire il significato della loro vita. E’ molto rinfrescante vedere che ci sono ancora gruppi white nel mainstream che non hanno paura di portare un messaggio di fede solido. Dopo questo episodio dolce e rilassante si passa ora ad uno tra i migliori pezzi del platter: Rawkfist. Questo torna leggermente alle origini rapcore del debutto, realizzato però in modo ottimo, con un rappato duro ed aggressivo, chitarre ritmiche e funky, e ritmi davvero irresistibili.

Leggermente sottotono invece è la seguente, Faith, love and happiness, che, pur avendo qualche spunto interessante, fallisce nel mantenere l’attenzione per molto, a differenza della successiva I climb, a mia opinione la migliore del platter. Oscura nella musica e nei testi, questa song è probabilmente il miglior esempio dell’evoluzione del gruppo dal debutto ad ora. Da sottolineare è il bellissimo bridge finale nel quale l’intensità del brano arriva al picco. Si torna al rap, questa volta in modo molto inquietante, con Quicken, che dopo la prima metà vi farà venire voglia di passare oltre. Altra highlight la troviamo nella seguente New design, che parte con un tempo andante, per poi accelerare durante il ritornello. Molto aggressivo il bridge, forse uno dei migliori che abbia mai ascoltato, che riesce a far salire all’ascoltatore la voglia di muoversi. Bounce è un pezzo puramente nu, musicalmente molto valido, con testi che ad un primo ascolto potranno sembrare addirittura anarchici, ma che in realtà parlano di non farsi controllare dagli altri. Grande brano, non c’è altro da dire. Parecchio noiosa risulta invece la seguente Ordinary, che ripete la stessa cosa nello stesso modo, in continuazione. La closer, Break the silence, è molto meglio, con dei bei ritmi ed un bel ritornello, e con un'ottima conclusione.

E' bello ammirare l’evoluzione del gruppo dal debutto fino a questa seconda fatica. Pur non essendo album perfetto, "Phenomenon" è una collezione di brani ottimi e rinfrescanti. Consigliato agli amanti della musica moderna.

Christopher Warman

VOTO

81

 

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