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Due anni dopo l’uscita del
loro debutto "Set It Off", i Thousand Foot Krutch firmano
un contratto con la Tooth & Nail Records ed escono con il tanto
aspettato seguito: "Phenomenon". Questo nuovo album, a differenza
del debut, contiene pochissimo rap, lasciando solo qualche accenno
ritmico qua e là. Musicalmente, invece, i nostri si sono solidificati,
abbandonando il loro sound pop/punk-metal, per un sound duro, moderno,
fresco e solido.
E' difficile non amare questo disco già dalla title-track,
Phenomenon, che apre il disco in modo incredibile, urlando ai
fan "Noi non siamo quei bimbi che suonavano su "Set It Off"".
Molto orecchiabile il ritornello, e mi fa piacere notare che anche la
produzione è migliorata (ma qua stiamo parlando della Tooth & Nail, e mi
sorprenderebbe che sia altrimenti). La seguente, Step to me,
è molto più interessante, contenendo vocals inquietanti ed arrabbiate,
un basso persistente e chitarre in sottofondo che vanno e vengono. Molto
bello il bridge finale, con un buon uso di vocoder e di orchestrazioni
artificiali. Last words invece è leggermente aggressiva,
con un ottimo lavoro ritmico da parte del batterista Steve Augustine;
purtroppo risulta leggermente noioso il ritornello, essendo molto
ripetitivo e blando, ma il resto del pezzo dà un senso di rabbia e di
disperazione, come nelle lyrics. Si passa ora alla ballad This is
a call, molto dolce, parla di storie di ragazzi che si
nascondono dietro maschere davanti agli altri, ma che in realtà sono
disperati e chiedono a Gesù di fargli capire il significato della loro
vita. E’ molto rinfrescante vedere che ci sono ancora gruppi white nel
mainstream che non hanno paura di portare un messaggio di fede solido.
Dopo questo episodio dolce e rilassante si passa ora ad uno tra i
migliori pezzi del platter: Rawkfist. Questo torna
leggermente alle origini rapcore del debutto, realizzato però in modo
ottimo, con un rappato duro ed aggressivo, chitarre ritmiche e funky, e
ritmi davvero irresistibili.
Leggermente sottotono invece
è la seguente, Faith, love and happiness, che, pur avendo
qualche spunto interessante, fallisce nel mantenere l’attenzione per
molto, a differenza della successiva I climb, a mia
opinione la migliore del platter. Oscura nella musica e nei testi,
questa song è probabilmente il miglior esempio dell’evoluzione del
gruppo dal debutto ad ora. Da sottolineare è il bellissimo bridge finale
nel quale l’intensità del brano arriva al picco. Si torna al rap, questa
volta in modo molto inquietante, con Quicken, che dopo la
prima metà vi farà venire voglia di passare oltre. Altra highlight la
troviamo nella seguente New design, che parte con un tempo
andante, per poi accelerare durante il ritornello. Molto aggressivo il
bridge, forse uno dei migliori che abbia mai ascoltato, che riesce a far
salire all’ascoltatore la voglia di muoversi. Bounce è un
pezzo puramente nu, musicalmente molto valido, con testi che ad un primo
ascolto potranno sembrare addirittura anarchici, ma che in realtà
parlano di non farsi controllare dagli altri. Grande brano, non c’è
altro da dire. Parecchio noiosa risulta invece la seguente
Ordinary, che ripete la stessa cosa nello stesso modo, in
continuazione. La closer, Break the silence, è molto
meglio, con dei bei ritmi ed un bel ritornello, e con un'ottima
conclusione.
E' bello ammirare
l’evoluzione del gruppo dal debutto fino a questa seconda fatica. Pur
non essendo album perfetto, "Phenomenon" è una collezione di
brani ottimi e rinfrescanti. Consigliato agli amanti della musica
moderna.
Christopher Warman
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