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INTERVISTA
5/5/2010
 
 

 

TIMESWORD
Chains Of Sin
prog
2010 - 7Hard Records
(Italia)
www.myspace.com/timeswordband

 

Il 2010 si apre con un'uscita molto attesa nel panorama del christian metal italiano, si parlava da molto tempo di questa band e del suo debut album anticipato dagli assaggini forniti dai cortissimi sample sul web. I Timesword vengono da Milano e si formano nel 2005 per idea del chitarrista Dan Logoluso, fondatore e mente ispiratrice della band; piano piano negli anni la lineup si è stabilizzata con elementi di non poca esperienza professionale: alla tastiera troviamo Alberto Sonzogni, diplomato in organo e composizione all'istituto musicale Donizetti di Bergamo, il batterista Alex Galanti e il bassista Luca Prederi venivano dal lavoro discografico con i Komaday, e l'ultimo arrivato, ovvero il singer Mark Pastorino vanta di diverse esperienze come vocalist, nonché della partecipazione da tempo nei Sacred Sphere come chitarra ritmica. Special guest in questo album troviamo in due brani il bassista Bryan Beller, conosciuto per la collaborazione con artisti del calibro di James LaBrie e Steve Vai, e la cantante Lili Rose che interpreta in ottima forma una parte alla fine del disco.

"Chains Of Sin" esce nel marzo 2010 sotto la bandiera della 7Hard, etichetta discografica svizzera che distribuisce in Italia tramite la Andromeda Production, e si presenta con quella curiosa tracklist composta da 6 pezzi, di cui l'ultimo una suite di 19:44 minuti. Si parla di un progressive metal molto canonico, la matrice statunitense predomina su tutto il sound dell'album, e la chiara influenza dreamtheateriana determina dei canoni standard su cui bene o male tutto il disco si appoggerà; la forma dei musicisti è smagliante, inutile dirlo, la suddetta presentazione deve far capire per forza che la band in questione sa suonare, e nel corso del disco non ci sono pecche esecutive, il sound è abbastanza buono anche se poteva subire più cure su certi particolari (rullante della batteria ad esempio), ma va bene così. Le danze vengono aperte da A thousand year kingdom dove la tastiera parte da padrona passando ad un calo dinamico sulla strofa molto alla Vanden Plas, il pezzo prosegue in maniera orecchiabile ma senza dire più di tanto; Highway to paradise (no, non è una parodia degli AC/DC) presenta un refrain un po' alla Metropolis introdotto da riff nervoso-tecnici scanditi da basso e chitarra ritmica molto turbolenti. Si passa a pezzi più interessanti come A new way dove un riff potente di 7 corde prelude uno stacco di tastiera molto bello e atmosferico; World confusion è un pezzo interessante, dalla partenza un po' alla "Train Of Thought", belli i ritornelli e le parti soliste dove Logoluso trova molta ispirazione grazie anche a un eccellente bagaglio tecnico; nemmeno in Skyland mancano i virtuosismi tecnici, a discapito invece di quella che sembra essere una carenza di originalità nelle partiture, le fonti di ispirazione non variano molto all'interno dei pezzi, anche il cantato è buono, ma sugli acuti a volte diventa eccessivamente rauco e gracchiante, a discapito delle belle linee vocali costruite. Il pezzo forte del disco a mio avviso si ha arrivando alla suite Real mistery, è qui che la band secondo me si esprime al meglio, pur non stravolgendo chissà cosa (certe riprese somigliano molto a quelle di Ghostship degli Shadow Gallery, e quando entra la voce non sono riuscito a non pensare a Learning to live), l'introduzione è molto bella e il percorso musicale del pezzo rende molto, specialmente se associato al testo: si hanno infatti 5 parti interne "The Son Of The Man", "The WOrld Speaks", "Incoming Time", "Three Days Of Grace" e "The New World" che parlano della venuta di Cristo passando per la sua morte, fino alla nuova vita da lui preannunciata.

Come debutto non c'è male, anche se la fonte di ispirazione è forse troppo univoca e certe idee musicali sembrano un po' piatte; buono il livello tecnico, e soprattutto la qualità della suite che si erge a mio avviso guardando dall'alto gli altri 5 pezzi, speriamo quindi che sia questa la direzione intrapresa dalla band in un futuro, sperando allo stesso tempo in un arricchimento delle influenze musicali nel sound, che ahimè per fare lavori di certi livelli necessitano il più possibile. Nota di merito va assolutamente in primis ai testi molto belli e diretti, e infine alla copertina, dove viene rappresentato un uomo legato al peccato che specchiandosi vede riflessa la sua condizione infernale; disco impeccabile (è proprio il caso di dirlo) sotto quell'aspetto.

Francesco Romeggini

VOTO

76

 

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