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Christian band dichiarata proveniente nientemeno
che dal Sud Africa, come i prolifici The Awakening peraltro,
anche se qui la proposta musicale non è gothic/industrial bensì
cristallino e terso prog metal di scuola Symphony X e Fates
Warning, infarcito di gustose influenze pomp e prog rock. Pur
essendo sodalizio completamente sconosciuto anche all'interno della
cerchia dei whitemetallers più possidenti ed informati qui il livello
musicale non è affatto da scherzare, bensì stupisce per valore tecnico e
compositivo, tanto da poter essere considerato senza indugi uno dei
migliori act prog della scena. Provate a cercare qualcosa di loro sul
web, non troverete pressoché nulla, né sito, né myspace, né cenni su
metal-archives, ma addirittura neanche recensioni, eppure... Risiedono a
Johannesburg i nostri cinque (oramai assurti ad) eroi: Benjamin
Carrancho, voce e chitarra, Jon Buckley alla lead, Julian Anthony al
basso, Enoque Carrancho alle piano-tastiere e Luis Cordeiro dietro le
pelli. Il monicker dovrebbe essere split up oramai, quindi questo "Fade",
basandoci sulle scarse fonti di cui disponiamo, parrebbe il loro l'unico
full-length, anche se so per certo che precedentemente, nel 1997,
avevano già dato luce ad un Ep di quattro tracce intitolato "Times Flying".
Di più non saprei dirvi, il che non è necessariamente male dato che così
possiamo passare al cuore pulsante della quaestio, ovvero la strepitosa
abilità creativa e, più in generale, la suadente musica dei Titus.
Dà immediata ragione a questo giudizio
l'estesissima open track Breath of life, 9 minuti
abbondanti di sinfonie inquiete, distese melodiche, progressioni ed
epicità: diversi giri di lancette occorrono acchè subentri la voce,
composta, ben impostata, ma tuttavia piuttosto priva di malleabilità e
dall'estensione vocale non certo memorabile. Un adagiamento sinfonico
minimale, molto elegante, e prepotenze intrecciate spiccano nel resto
della track. Echi dreamtheateriani per la, carezzevole nella melodia
portante e vellutata nella linea tonale, ma anche sperimentale, seconda
Myself denied. L'epicità turbata torna con Litany,
dal riuscitissimo chorus polifonico trasudante malinconia. Complessa è
In my secret world dove si alternano sound prog orpelloso
ed ultra-abbellito con fasi decisamente più spartane: l'assolo è
hardrockeggiante, ma ad emergere sono un bel bridge ed un altrettanto
bel cantato sussurrato. Arriviamo così alla lunghissima title track,
Fade, in cui passioni ed emozioni vengono additate come
protagoniste assolute attraverso piano, chitarre acustiche e caldi
refrain.
Da questo momento in poi inizia un disco nel disco:
le tracce 6-13 sono infatti un concept lirico evangelico, ma anche
musicale, denominato The chronicle. Il brano che l'apre,
Part I - One moment in time, è l'intro strumentale di
mero prog cui segue Part II - Birth, orientaleggiante,
dalla tempistica centrale sostenuta; Part III - Life è
rilassata ed aperta a varie influenze, principalmente pomp e hard rock,
mentre Part IV - Autumn risulta aggressiva e votata allo
sperimentale. Un chiaro omaggio agli heavy/thrasher statunitensi
Tourniquet, così appare Part V - Death. Cacofonia ma
anche tastierone gothico con focoso narrato enfatico in Part VI -
Resurrection of life; sound fusion oriented, riffoni rarefatti e
un coretto serafico che rimanda alla psichedelia per Part VII -
Messiah. Nella conclusiva Part VIII - One Moment in
Time-Reprise viene solo riproposto il motivo iniziale di
The chronicle.
"Fade" è un album interessantissimo. Ben
prodotto, eseguito senza sostanziali sbavature, molto ma molto ispirato
pur se a tratti un poco acerbo, ma che ha principalmente il grande
pregio di saper pizzicare le giuste corde emozionali e giungere a
carezzare, turbando, i sentimenti. Non ho idea di come possiate fare a
procurarvelo, ma voi cercate e pregate chissà mai che la Provvidenza
decida attraverso le sue inintelligibili vie di farvelo capitare sotto
mano...con me ha fatto così.
Vaake
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