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Dalla California sì, ma non dalla superficie come
si potrebbe banalmente pensare!,
bensì delle più anguste profondità litosferiche della faglia di Sant'Andrea,
precisamente in quell'anfratto dove la propulsione della tettonica delle
placche si carica della forza elastica più distruttiva, è proprio da lì che proviene
questo tellurico brutal ensemble, lì dove sarà l'epicentro, è lì che
compongono la loro musica i Tortured Conscience! E le conseguenze
di tale forgiatura si sentono tutte: Vomitorial Corpulence?, Crimson Thorn?,
Encryptor?, Mortification?, Living Sacrifice?
niente da dire!, però sono proprio loro che detengono la più olocaustica
magnitudo.
Questo Ep rappresenta il debut del trio, e fu edito
solo all'interno di una raccolta operata dalla SotD (Sounds Of The Dead)
Records, quel "The Collection Vol. I: Tools of the Trade" in cui oltre
ai più anonimi Soul Of The Savior, comparivano i grandissimi Royal
Anguish al loro esordio con lo slayeriano thrash Ep "Shocking
The Priest".
Noti ora per la loro propaganda antiabortista (sul loro myspace troneggia
questa
immagine che non ha bisogno di ulteriori parole se non di essere
accompagnata da un blastbeat, un latrato e distortissime chitarre
down-tuning), i Tortured Conscience in questa opera prima a livello lirico hanno trattato della
condanna alla new-age, la religione umanitaria dove Dio si confonde con
l'Io e con un panteistico Tutto spersonalizzato, ovvero la spiritualità dove non
essendoci Cristo non c'è salvezza; del pericolo di non uccidere
l'operato di Satana dentro di sè; delle condanne infernali e della
perversione sessuale che molti cercano di giustificarsi in coscienza,
quando invece
la volontà di Dio è ben altra.
Le prime scosse di avvertimento giungono con
l'ouverture A new trend, chitarre ribassate e
ondeggiamenti distruttivi in questo grind espresso in growl e scream, ma
anche partiture arzigogolate e cadenze sventranti. Un recitato prelude
alla nuova catarsi, e in Chain the fallen one le onde
sismiche si presentano diversificate, più complesse che ridondanti, più
brutal che grind: non è l'ipertempo a chiudere bensì nientemeno che un
canto gregoriano! Non muta la sua azione annichilente In hell,
una totale pandemia, un gorgo che tutto risucchia e sprofonda negli
abissi: il growl è gutturale, il finale ci riserva anche istanti doom da
cui si genera un funambolico megasolo. Epilogo di assestamento è Internal
torment, up-tempo tecnico infarcito di rullate che concede
maggior spazio ai vocals. La distruzione è stata breve ma ha raso al suolo
qualsivoglia! Il Cd, ben prodotto, al momento si trova ancora in giro tra i christian
webstore: fateci più che un semplice pensierino perchè
qui in ambito white siamo al non plus ultra del genere.
Vaake
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