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TOURNIQUET
Microscopic View Of A Telescopic Realm
thrash
2000 - Metal Blade Records
(USA)
www.myspace.com/tourniquetrocks

 

Tourniquet vuol dire "laccio emostatico", ma che significato gli conferiscono i diretti interessati? Possiamo trovare risposta all'interno del booklet del nostro "Microscopic View Of A Telescopic Realm": "Spiritual process by which the living Triune God can begin to stop the senseless flow of going through life without knowing and serving our Creator. He heals the brokenhearted and binds up their wounds". Il sesto album studio dell'estroso e stravagante combo statunitense si attesta su livelli di geniale follia a mio avviso mai raggiunti, seppur lambiti, in precedenza. Per quanto concerne la "follia" non vi fermate ad ammirare perplessi il bizzarro artwork cercando - invano - di coglierne il significato, ma andatevi a sentire, tanto per cominciare, i primi trenta secondi dell'opener Besprinkled in scarlet horror (convinti?). Parlando invece di "genialità", beh, questo è un album che ne ha da vendere: l'ispirazione compositiva che ha totale possesso del terzetto ed in particolare del suo mastermind e batterista Ted Kirkpatrick, unico superstite della formazione originale del 1990, ha dato vita a ben 70 minuti di thrash heavy-oriented ricco di passaggi doom e con momenti sinfonici generati da note di violoncello e flauto; ma è proprio in questi complessivi 70 minuti che si può individuare il punto debole di questa notevolissima release: alcuni episodi infatti, in particolar modo la quinta Servant of the bones e due tracce finali, sono per lo standard medio piuttosto scialbe, andando ad alterare in ribasso il livello di quello che se fosse stato tutto come le quattro song di apertura sarebbe stato un capolavoro con rari eguali, ma così non è e dobbiamo "accontentarci" di un buonissimo disco.

Besprinkled in scarlet horror dunque dopo lo spiazzante avvio si fa thrash deciso ed elaborato su cui improvvisamente irrompe un maestoso organo, che scompare lasciando nuovamente il proscenio alle evoluzioni arrangiamentali della band: al termine di un assolo si generano note malinconiche ed il cantato di Luke Easter qui abbandona la raucedine thrash per farsi pulito e nostalgico e, sul finire della traccia, soffuso accompagnato da un flauto. Drinking from the poisoned well inizia più rilassata nei tempi, propone malinconia, voce pulita e un bel fischiettio, ma all'improvviso le note diventano cupe e il sound si fa tecnico, veloce e possente, con però, a spezzare sorprendentemente il tutto, insensati inserimenti di una voce robotica, che cosa dica è veramente misterioso. La title-track Microscopic view of a telescopic realm alterna accelerazioni e rallentamenti, contiene assoli, piccoli cori, chitarre nostalgiche accompagnate da un adeguato stile vocale, per poi rifarsi thrash chiuso da una rullatona finale. Un favoloso cantato a cappella introduce a The tomb of Gilgamesh dove troviamo melodie, violoncello, cambi di ritmo ed intensità, malinconia, un super coro ed un passaggio tipicamente heavy che sfocia ovviamente in un guitar solo: ma non è finita qui perchè al nuovo sopraggingere del coro il sound si fa doom nostalgico con cantato malinconico e assolo finale. La quinta Servant of the bones è, come dicevamo, un brano sottotono che alterna thrash classico a momenti doom; curiosissima invece è la seguente Erratic palpitations of the human spirit in cui un delirio batteristico prelude ad una tonalità vocale country!, ma poi le traccia esplode in una furia ritmica con numerosi assoli sparati del funambolico Aaron Guerra e un cantato velocissimo: una fase doom assesta la canzone su sonorità heavy coadiuvate da un bel cantato clean di Luke. Martyr's pose è tranquilla, prevale il sound lento farcito di lunghe distorsioni. La strumentale Immunity vector è per me l'ultima grande traccia dell'album: un lungo assolo di batteria accompagnato da diverse ritmice chitarristiche, una complessa esecuzione flautistica, fasi orientaleggianti la rendono assai interessante, a differenza delle poco pungenti Indulgence by proxy e Caixa de raiva. Una lieve ripresa la si ha con la lunghissima finale (ben 9:58) The skeezix dilemma Part II, aperta da un malinconicissimo violoncello.

Un lavoro che ha sfiorato quindi il "miracolo musicale" pur senza riuscire a compierlo, ma nonostante ciò certamente quantomeno da ascoltare. Ah quasi dimenticavo: se ancora vi state scervellando nel cercare di capire cosa voglia esprimere il front cover...la soluzione è a pagina tre, in basso, scritto piccolino... Solo i Tourniquet!

Vaake

VOTO

88

 

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