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Tourniquet vuol dire "laccio emostatico", ma che significato
gli conferiscono i diretti interessati? Possiamo trovare risposta
all'interno del booklet del nostro "Microscopic View Of A
Telescopic Realm": "Spiritual process by which the living Triune
God can begin to stop the senseless flow of going through life
without knowing and serving our Creator. He heals the brokenhearted
and binds up their wounds". Il sesto album studio dell'estroso e
stravagante combo statunitense si attesta su livelli di geniale
follia a mio avviso mai raggiunti, seppur lambiti, in precedenza.
Per quanto concerne la "follia" non vi fermate ad ammirare perplessi il
bizzarro artwork cercando - invano - di coglierne il significato, ma
andatevi a sentire, tanto per cominciare, i primi trenta secondi dell'opener
Besprinkled in scarlet horror (convinti?). Parlando invece di
"genialità", beh, questo è un album che ne ha da vendere:
l'ispirazione compositiva che ha totale possesso del terzetto ed in
particolare del suo mastermind e batterista Ted Kirkpatrick, unico
superstite della formazione originale del 1990, ha dato vita a ben
70 minuti di thrash heavy-oriented ricco di passaggi doom e con momenti
sinfonici generati da note di violoncello e flauto; ma è proprio in
questi complessivi 70 minuti che si può individuare il punto debole
di questa notevolissima release: alcuni episodi infatti, in
particolar modo la quinta Servant of the bones e due
tracce
finali, sono per lo standard medio piuttosto scialbe, andando ad
alterare in ribasso il livello di quello che se fosse stato tutto
come le quattro song di apertura sarebbe stato un capolavoro con
rari eguali, ma così non è e dobbiamo "accontentarci" di un
buonissimo disco.Besprinkled in scarlet horror dunque dopo lo spiazzante avvio si
fa thrash deciso ed elaborato su cui improvvisamente irrompe un
maestoso organo, che scompare lasciando nuovamente il proscenio alle
evoluzioni arrangiamentali della band: al termine di un assolo si generano note
malinconiche ed il cantato di Luke Easter qui abbandona la raucedine
thrash per farsi pulito e nostalgico e, sul finire della traccia,
soffuso accompagnato da un flauto. Drinking from the poisoned
well
inizia più rilassata nei tempi, propone malinconia, voce pulita e un
bel fischiettio, ma all'improvviso le note diventano cupe e il sound
si fa tecnico, veloce e possente, con però, a spezzare
sorprendentemente il tutto, insensati inserimenti di una voce
robotica, che cosa dica è veramente misterioso. La title-track
Microscopic view of a telescopic realm alterna accelerazioni e
rallentamenti, contiene assoli, piccoli cori, chitarre nostalgiche
accompagnate da un adeguato stile vocale, per poi rifarsi thrash
chiuso da una rullatona finale. Un favoloso cantato a cappella
introduce a The tomb of Gilgamesh dove troviamo melodie,
violoncello, cambi di ritmo ed intensità, malinconia, un super coro
ed un passaggio tipicamente heavy che sfocia ovviamente in un guitar
solo: ma non è finita qui perchè al nuovo sopraggingere del coro il
sound si fa doom nostalgico con cantato malinconico e assolo finale.
La quinta Servant of the bones è, come dicevamo, un brano sottotono
che alterna thrash classico a momenti doom; curiosissima invece è la
seguente Erratic palpitations of the human spirit in
cui un delirio batteristico prelude ad una tonalità vocale country!, ma poi le
traccia esplode in una furia ritmica con numerosi assoli sparati del
funambolico Aaron Guerra e un cantato velocissimo: una fase doom
assesta la canzone su sonorità heavy coadiuvate da un bel cantato
clean di Luke. Martyr's pose è tranquilla, prevale il
sound lento farcito di lunghe distorsioni. La strumentale
Immunity vector è per me l'ultima grande traccia dell'album:
un lungo assolo di batteria accompagnato da diverse ritmice
chitarristiche, una complessa esecuzione flautistica, fasi
orientaleggianti la rendono assai interessante, a differenza delle
poco pungenti Indulgence by proxy e Caixa de
raiva. Una lieve ripresa la si ha con la lunghissima finale
(ben 9:58) The skeezix dilemma Part II, aperta da un
malinconicissimo violoncello.
Un lavoro che ha sfiorato quindi il "miracolo musicale" pur senza
riuscire a compierlo, ma nonostante ciò certamente quantomeno da
ascoltare. Ah quasi dimenticavo: se ancora vi state scervellando nel cercare
di capire cosa voglia esprimere il front cover...la soluzione è a
pagina tre, in basso, scritto piccolino... Solo i Tourniquet!
Vaake |