|
Anno '92 e terzo album in tre anni di attività per
il combo a stelle e strisce che rispetto al terzetto formato da Guy
Ritter, Gary Lenaire e Ted Kirkpatrick - ad oggi l'unico superstite
della primigenia line-up - nei due antecedenti lavori, inserisce qui il
chitarrista Erik Mendez ed il bass player Victor Macias. L'album uscì
inizialmente per la Intense ma l'anno avvenire fu riedito dalla Metal
Blade che aggiunse una traccia bonus, ovvero The tempter,
cover dei doomers Trouble, per un certo tempo l'ex christian band del batterista Kirkpatrick.
Disco piuttosto esteso nei suoi 57 minuti sezionati
in dodici capitoli, esordisce con Impending embolism, song
strumentale in cui ad una stravagante ritmica succede il tipico
Tourniquet-riffing che sarà un indelebile trade mark in tutta la
storia compositiva dei nostri. La title-track Pathogenic ocular
dissonance è variegata tra andature vivaci, cori, ottimo guitar
work, il cantato falsetto di Ritter che si divide col clean, ma lascia
spazio anche alla malinconia e ad un pesante doom nel grembo nel brano.
I Tourniquet vogliono sempre stupire, così l'attacco di
Phantom limb è mera fusion: il resto della canzone sarà aperto a
sperimentazioni ma si adagerà su un pesante giro chitarristico con
diverse linee vocali, almeno fino all'assolone di Lenaire e l'inattesa
accelerata conclusiva. Belle rullate saggiamente inserite all'interno
dell'articolato songwriting sono da segnalare in Ruminating
virulence, mentre Spectrophobic dementia propone
un mix di doom e fasi allegre, non prima di aver piazzato strani cori ed
un assolo orientaleggiante su un drumming visionario. Erano nell'aria e
arrivano anche le voci robotiche con Gelatinous tubercles of
purulent ossification (!) la quale si fonda ritmicamente su un
thrash a tratti pesante, a tratti inquietante a tratti elaborato.
Incommensurate è una up-tempo con due super assoli che si
passano il testimone, ma verso la fine i tempi si dilatano con innesti
di minisfuriate isteriche e narrato. Da rimarcare, continuando, il
fascinoso refrain melodico, fulcro dell'ottava Exoskeletons,
l'assolo a velocità proibite della subentrante Theodicy On trial,
la tecnica percussionistica della breve Descent into the maelstrom.
Pause ed accelerate caratterizzano En hakkore, in cui si
fa deciso uso del vibrato; giungiamo così alla conclusiva The
skeezix dilemma, ben dieci minuti turbati, tesi ed anche cupi
che sfociano in partiture doom con cori solenni. La voce di un bimbo si
ode protagonista a più riprese e dopo trottate varie, un sound da ninna
nanna ed una melodica lead, ecco che è il Tourniquet-riffing a
terminare.
Intenso antisatanismo, sempre proiettato dalla luce
della fede (Satan, a dog on a leash / subject to the will and
restrictions of the Father / Incommensurate. / Lucifer, Mephistopheles,
the Serpent, Belial / brought to life by the great I am as an angel of
light / pride, his downfall, cast down from Heaven / cursed to eat the
dust of the earth. / [...] Agnus dei, the lamb Of God defeated sin and
grave / His death and resurrection / His plan in sovereign grace), e,
nella stessa ottica, problematiche sociali, tutto trattato in uno stile
bizzarro, tipico peraltro di quello che è uno dei gruppi di punta della
storia passata e presente della scena metal cristiana, ove i
Tourniquet sono realmente venerati. "Pathogenic Ocular Dissonance", a tirar le
somme, non va annoverato tra le migliori releases dell'ampia discografia
degli statunitensi: la potenza di fuoco è limitata, la tecnica trionfa
ma l'appeal complessivo non entusiasma. Ciò nonostante la qualità di un
qualsiasi prodotto Tourniquet è sempre molto alta. Thrash
variopinto e simpatico, incontrollata fantasia percussionistica e ottimi
guitar solos: aspettatevi questo, ma non il discone.
Vaake
|