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TOURNIQUET
Psycho Surgery
 
TOURNIQUET
Pathogenic Ocular Dissonance
 
TOURNIQUET
Carry The Wounded
 
TOURNIQUET
Microscopic View Of A Telescopic Realm
 
TOURNIQUET
Where Moth And Rust Destroy
 
 

 

TOURNIQUET
Stop The Bleeding
thrash
1990 - Intense Records
(USA)
www.myspace.com/tourniquetrocks

 

Come già detto in altre recensioni il 1990 è stato senza dubbio uno degli anni più prolifici per il white metal, lo testimoniano dischi come "Fire And Love" dei Guardian, il selftitled dei Trouble, "Weapons Of Our Warfare" dei Deliverance, "Break The Curse" dei Mortification e "Against The Law" dei capi Stryper; tutti dischi che hanno fatto la storia e che senza dubbio sono significativi per il movimento. All'appello delle release di questo anno però manca ancora un disco, e non un disco qualunque ma IL disco, ovvero l'uscita con cui si è presentata sulla scena una delle colonne portanti del movimento: i Tourniquet. Il Cd in questione è "Stop The Bleeding", la pazza originalità del thrash, l'incontro tra l'armonia e la velocità, la creatività delle chitarre fiammeggianti, insomma un album che per gli amanti del thrash metal melodico è imperdibile. La cosa bella di questo album è che analizzandolo sia sull'aspetto tecnico che su quello musicale, è quasi impossibile trovare carenze, l'alto livello di tecnica proposto non è assolutamente in secondo piano rispetto alla qualità musicale e all'originalità e fantasia del songwriting, insomma che vi piaccia o non vi piaccia il genere, non potrete non apprezzare questo fantastico disco.

I Tourniquet nascono con il batterista Ted Kirkpatric (unico membro della band a rimanere anche nella futura lineup), il singer Guy Ritter e il chitarrista Gary Lenaire, che probabilmente in questo disco si è occupato anche delle tracce di basso; e per ben  undici canzoni ci regalano un emozionante thrash metal di cui la voce è un falsetto altissimo e violento alla Ac/Dc alternato a qualche clean più basso, e le ritmiche un continuo rifrullo di tecnica e armonizzazione heavy-thrash degne di lode: assoli velocissimi, incroci basso-chitarra fenomenalmente ingegnosi e drum section ipertecnica. The test for leprosy introduce il Cd con un heavy-thrash cantato con clean-falsetto alternati, da sottolineare le lyrics che paragonano l'uomo senza Dio a un lebbroso (We are all like lepers / without Christ blood in us); Ready or not è una sparata tecnica veloce e ultrapotente, suonata con la già citata tecnica e cantata da un falsetto altissimo che tocca in certi punti tonalità umanamente irraggiungibili, tanto di cappello per l'esibizione canora in questo pezzo. Il terzo brano è Ark of suffering: lyrics che denunciano il maltrattamento animale (il brano in questione è tra l'altro lo stesso su cui la band ha fatto il suo primo video ufficiale) e ritmiche tipiche del thrash  che accompagnano bene una voce che stavolta è melodica solo sulla parte del ritornello (il testo è cantato secondo lo stile dei loro ultimi album); si passa così il quarto episodio, la geniale Tears of Korah: intro musicale che sfocia nel lento, ripresa d'impatto ed evolversi armonico eccezionale. Le parole non bastano a descrivere la genialità di questa canzone che è un continuo attraversare atmosfere musicali tra schitarrate e doppio pedale (notevole è il passaggio tra i secondi 4:59 e 5:17 della canzone), interessanti allo stesso tempo sono le lyrics che parlano dell'episodio della Bibbia dove Kore sfidando Mosè si ribella a Dio, e ne paga duramente le conseguenze.

Se gli old-school metalheads non fossero ancora soddisfatti, ci pensa The threshing floor a farli contenti, un acuto spaccatimpani apre la quinta potente canzone di questo album, per poi passare a You get what you pray for, qui è un tapping chitarristico che dà il via, e non si ha nulla da invidiare ai brani precedenti, neanche nelle lyrics, le quali parlano dell'importanza della preghiera a Dio (Let's pray, let's pray, / you get what you pray for / salvation is there for you, / get on your knees). A seguire si hanno Swarming spirits e Whitewashed tomb, di cui il secondo è pezzo strumentale costruito con influenze di musica classica; non sarebbe una novità per il power metal, ma per il thrash metal sì. La penultima Sonnabulism è un thrash gonfio, tempo medio-lento e palmmuting pesante, ed è la quiete prima della tempesta: una tempesta chiamata Harlot widow and the virgin bride che per 7:45 accompagna l'ascoltatore con una pazzia così geniale che non può non lasciare il pubblico di stucco, un evolversi melodico continuo caratterizzato da improvvisi cambi di tempo (a un certo punto addirittura si sente la marcia nunziale suonata dai chitarroni thrash), e riff concepiti stranamente ma che si intonano al contesto.

Questi sono i Tourniquet, la pazzia fatta metal, ed è veramente un peccato che di album come questo non ne abbiano fatti più, infatti già da "Psycho Surgery" (l'album che segue) muta lo stile con cui propongono i brani, per poi passare a Cd addirittura mediocri. In definitiva questo resta un disco fenomenale, forse il miglior disco thrash metal cristiano finora prodotto, e purtroppo è anche l'unico che questa band abbia fatto con tanta genialità, quindi cercatelo e ascoltatelo anche se non siete degli amanti del genere, non potrà assolutamente deludervi.

Francesco Romeggini

(leggi la recensione di: Vaake)

VOTO

98

 

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