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TRAINING FOR UTOPIA
Throwing A Wrench In The American Music Machine
metalcore
1999 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/trainingforutopia

 

Prima di proporre la loro alternativa white agli Slipknot, i famosi Demon Hunter erano noti sotto il monicker di Training For Utopia, producendo un metalcore contaminato dall’industrial…o forse un industrial contaminato dal metalcore? Qualsiasi delle due opzioni è valida. I Training For Utopia (o TFU come si fanno chiamare dai fan), nella loro breve carriera, realizzeranno solamente un Ep ("The Falling Cycle") e due album ("Plastic Soul Impalement" e "Throwing A Wrench Into The American Music Machine"); l’ultimo nominato è forse uno dei dischi più strani che abbia mai ascoltato. Dimenticate tutto ciò che conoscete dei Demon Hunter, e preparatevi per un disco che non scorderete facilmente.

Apre 50.000 Screaming TFU fans can't be wrong, pezzo fortissimo, caotico, fastidioso, e masochistico, molte volte farà venir voglia all’ascoltatore di saltarlo, pur mantenendo la sua attenzione con vari passaggi mescolati e complessi. La seguente, White boy’s burden, invece, è molto più industrial della precedente, contenendo chitarre grezze e violente, e batterie sintetiche, nonché passaggi molto ripetitivi ed ossessivi. Purtroppo però la parte chitarristica risulta troppo semplice, ed annoia quasi subito. Si passa alla brevissima (45 secondi) The state of Wyoming is worthless, che fa più o meno da introduzione a Burt Reynolds vs. Godzilla, molto più complessa delle precedenti, contenendo un bel ritmo, un buon lavoro chitarristico, e delle lyrics molto decadenti, dichiarando ossessivamente "My world is dead / Our world is dead". Tennessee midget, la successiva, viene introdotta in modo violento, per poi passare ad una sezione ritmica molto interessante, e poi vari stacchetti e cambi di tempo; questo pezzo vi farà dubitare che i TFU erano i Demon Hunter di oggi, in quanto è ben più complesso di tutto ciò che il gruppo propone oggi. Appena concluso quello che è facilmente indicabile come miglior brano del platter, si passa a Everything, including the stars, is falling (baby), che coglierebbe chiunque di sorpresa, dato che è composta solamente da una chitarra acustica molto dolce e dal vocalist, Ryan Clark, che canta melodicamente; sicuramente è un pezzo che poco c'entra col resto del platter, ma è pur sempre buono. Si torna all’industrial con New York City is overrated, che contiene un ritmo che farà venire a chiunque la voglia di muoversi. Dopo qualche minuto la song esplode aggressiva, raggiungendo il picco verso il finale, per poi concludere nello stesso modo con cui è iniziata. Segue Dead signal 2000, che inizia con un minuto di statica, per passare a sonorità oscure, incentivate da vocals filtrate e chitarre ossessive di sottofondo. Apre in modo molto strano invece The art of killing a copy machine, molto lenta e, purtroppo, molto noiosa. Conclude l’album Seeing–eye fruit bat, alquanto simile, per certi versi, alla opener, ma tuttavia leggermente noiosetta dalla metà in avanti.

I Training For Utopia di sicuro non saranno mai un gruppo che ascolteranno tutti, però nella loro breve carriera hanno offerto molto, e pur se questo disco è molto grezzo, ha molto da offrire. Se siete fan dei Demon Hunter consiglio di procurarvi questo album al più presto, e se siete fan dell'industrial grezzo e violento o del metalcore con influenze industrial, questo Cd fa per voi.

Christopher Warman

VOTO

79

 

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