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Nomi noti per questi Treasure Seeker, a partire dal
singer Olaf Hayer già ai microfoni in altre band christian metal, quali
Lord Byron e Chryztyne, ma soprattutto più noto al
pubblico negli ultimi anni per essere il cantante del gruppo di Luca
Turilli e frontman dei Dionysus, Magic Kingdom,
Symphonity e guest negli Aina. Oltre a lui, presenti anche
Andy Gutjahr, William Hieb, rispettivamente ex chitarra e basso nei
Seventh Avenue e infine Marc Piras (chitarra) e Danilo Batdorf
(batteria). E’ evidente che leggendo questi nomi ci si aspetta che il
disco contenga un metal suonato in maniera impeccabile e professionale.
"A Tribute To The Past" è full-length di dieci tracce di cui
nove sono cover di altrettante christian band che hanno dato origine al
white metal o che ne hanno fatto la storia, il tutto riproposto in
chiave power.
Si parte con la title-track A tribute to the past,
puro power teutonico, veloce e granitico come Blind Guardian ed
Helloween insegnano.
E’
l’unica traccia scritta dal gruppo, che spiega attraverso le sue lyrics
le caratteristiche di questo tributo al passato: "We're here to find the
best, it's a Tribute to the past / The sound will ever last, it's a
Tribute to the past / We didn't live in those days / But we pray the
same prayers / It's a Tribute to the past".
La prima cover è Too late for living dei
Saint, dove le rivisitazioni power e qualche piccola variazione nel
riffing, la rendono addirittura più coinvolgente dell’originale. Si
passa poi a To hell with the devil degli Stryper, e
seppure le qualità canore di Olaf Hayer sono innegabili, Michael Sweet è
un’altra cosa, assolutamente impareggiabile. E’ opportuno comunque
sottolineare che si tratta di un’esecuzione ottima, ma l’inevitabile
confronto con Sweet e compagni è difficile da reggere. La terza traccia
è Flames of fire, dei Leviticus, un brano molto
importante per me, dato che è stato uno tra i primi che mi hanno fatto
avvicinare al mondo white metal, sono quindi partito con un orecchio già
prevenuto prima di ascoltare cosa i Treasure Seeker fossero in
grado di offrire. Mi sono dovuto ricredere, la cover è estremamente
fedele all’originale e questa volta il confronto del frontman dei
Treasure Seeker con Bjorn Stigsson finisce in parità. Arriva poi il
momento di uno dei cavalli di battaglia di Bloodgood, ovvero
Out of darkness, e per quanto riguarda
"A Tribute To
The Past" è forse la cover meglio riuscita, i riff proposti in
chiave power sono perfetti, mentre è superlativo il cantato di Hayer. A
questa segue l’altrettanto ottima Silent screams dei
Rez, meglio conosciuti come Resurrection Band, che insieme ai
Jerusalem gettarono le basi per quello che sarebbe poi diventato
il white metal. Non poteva perciò mancare anche Rebels of Jesus
Christ (Jerusalem), dove la versione dei Treasure
Seeker risulta ovviamente più veloce aggressiva. Si passa poi
all’heavy metal più classico con Warrior of light dei
britannici Force 3. Ammetto di non conoscere questa band, ma il
pezzo del nostro combo teutonico è davvero suonato in maniera
magistrale. Se volete invece una cavalcata da headbanging furioso, e
sentire tutta l’estensione vocale di Olaf Hayer (incredibili gli acuti
che tira fuori nel finale), ecco l’epica Heroes dei
Bride, anche questa molto fedele all’originale. Il disco si conclude
con Meet again dei connazionali Creed, power
melodico con un lungo assolo di chitarra e refrain iper-solare, davvero
perfetto per chiudere questo tributo ai grandi del passato.
In conclusione, il mio giudizio non può che essere ottimo,
i Treasure Seeker sanno cosa vuol dire fare metal e in ogni brano
si sente la loro professionalità. Resta però l’amaro in bocca per il
fatto che questo del 1998 è l’unico full-length prodotto, e sarei
curioso di sentire pezzi scritti da loro, non solo le cover. Ma per ora
possiamo sentirci più che soddisfatti. Un album per tutti gli amati del
metal classico.
Daniele Fuligno |