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TROGLODYTE DAWN
Troglodyte Dawn
doom
2003 - Stone Groove Records
(USA)
www.trogdawn.net

 

Quali note di apertura ci si aspetterebbe da un album che ha in copertina nient'altro che la scritta Troglodyte Dawn ed in cui capeggia incontrastato un primate nei pressi di una grotta? Esatto!, ed è proprio sulla falsariga di "2001: Odissea nello spazio" che esordisce l'opener 667, per lo più un ambient di 1:40. Il progetto Troglodyte Dawn è stato partorito dalla mente di Randy Michaud, one man band che si è avvalso in quest'opera prima della collaborazione di diversi guest. La release è molto underground, pur vantando addirittura una label, la sconosciuta Stone Groove Records, ma nel complesso il lavoro è discreto, peccando oltretutto di netto a livello di suono di produzione. Il sound dell'act statunitense è un heavy/stoner/doom di blacksabbathiana memoria, e ciò Randy non lo nasconde affatto dato che la quinta Forever after è una parodia cristianizzata di After forever della celeberrima band di Birmingham capitanata da Ozzy Osburne. L'esecuzione del nostro è sempre apprezzabile, sia a livello strumentale che vocale, dove propugna un costante riecheggio effettato che si fa apprezzare per tutti i ben 52 minuti di estensione del Cd, però mai di livello eccelso e per giunta guastata da una produzione, come dicevamo, piuttosto mediocre. Buono invece il lavoro di lyrics, le quali nel booklet riportano i puntuali riferimenti biblici da cui mutuano.

La prima vera canzone è Fallen world (che, ci dicono le stampe, include anche Human race), circa 9 minuti e mezzo di heavy/doom, corposo o soffuso, dal bell'effetto riecheggiante, dall'intonata voce di Randy, dai refrain intelligenti. Parti doom ed altre più heavy andanti si dividono ulteriormente il palco acustico; molto ben eseguito è l'assolo. Redeemed è molto simpatica, solare e resa ancora più allegra dall'effetto live di una folto pubblico esaltato che acclama ad ogni nota...happy metal se ce n'è uno. Longing è un dolce ambient notturno supportato da un altrettanto dolce riff, anche se poi con l'andare la tensione nella traccia sale. Detto di Forever after eccoci a Flower, costruita attorno a poche note, vi si apportano nei 6:05 minuti di durata solo cambi di intensità, non di sound. Dood è una stranezza di synth, voci e strumenti esotici, mentre l'ottava lunghissima (10:35) Lust (la quale ingloba Testimony e anche Droon) alterna heavy robusto, doom, fasi più accelerate e si apprezza per le buone linee vocali nonchè per il lavoro di lead guitar e di solos. Segue Look on the cross, bella canzone in cui prevalgono melodia e lenti assoli. Chiude un'altra ambient, Dawn, dove un saggio uso di synth genera molto pathos per tutti i cinque minuti che dura.

L'intuizione Troglodyte Dawn si propone dunque in modo accattivate: speriamo solo riesca col tempo a professionalizzarsi maggiormente dandoci la possibilità di gustare le buone idee con un suono più adeguato.

Vaake

VOTO

69

 

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