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Giugno 1987, i Trouble pubblicano "Run To The
Light", il predecessore di "Trouble", l’ultimo full-length
dalla liriche esplicitamente cristiane. Anche "Run To The Light"
è caratterizzato da un doom old school, che affianca alle melodie
decadenti anche l’aggressività e la velocità dell’heavy più classico.
Tutte queste caratteristiche appaiono subito evidenti fin dall’opener
The mysery shows, un pezzo che fonde le cavalcate alla
Iron Maiden ad un riffing cupo. Molto passionale il singer Eric
Wagner, una caratteristica da non trascurare per un genere come questo.
Thinking of the past inizia con un solo di
chitarra in pieno stile hard rock, poi è un continuo alternarsi di
accelerazioni e rallentamenti che danno quel tocco ombroso. Molto bello
lo psichedelico assolo finale. La terza traccia, Borrowed time,
è cupa fin dalle prime battute (la chitarra suona anche una notissima
marcia funebre), atmosfera che rimane dell’inizio alla fine, grazie ai
ritmi cadenzati e al refrain decadente. Dopo tutta questa oscurità
leggiamo il titolo del brano successivo, la title-track Run to the
ligth. Chissà, forse presenterà elementi opposti alla
precedente. E in effetti per i primi due minuti sembra che sia così, ma
poi tornano i ritmi lenti a far da colonna portante per gli arpeggi di
chitarra acustica, ma le chitarre elettriche torneranno ancora solo nel
refrain.
Da
evidenziare le lyrics: "My soul is troubled / I`m afraid of the darkness
/ Afraid of myself / And sometimes, I don`t know where I`m going / But
when I die, I know I will find my way / In the light, is our salvation /
Pain is just a memory".
Se siete amanti
invece dello shredding, allora Peace of mind farà per voi:
tanto spazio ai tecnicismi di chitarra a scapito di una struttura
compositiva sicuramente migliorabile. Comunque rimane lo stesso un
ottimo brano. Born in a prison è una traccia perlopiù
veloce, anche molto thrash oriented nel finale, mentre Tuesday’s
child è in perfetto stile Black Sabbath. Tra i classici
cambi di velocità, l’album si conclude con la psichedelica The
beginning, forse il brano peggiore dell’album.
Senza ombra di
dubbio questo full-length è davvero buono, ma d’altronde, con una band
come i Trouble c’era da aspettarselo. Fatelo vostro se siete
amanti del doom old school misto all’heavy in stile Black Sabbath;
vi piacerà.
Daniele Fuligno |