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TROUBLE
Psalm 9
 
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The Skull
 
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Run To The Light
 
 

 

TROUBLE
Trouble
stoner
1990 - Def American
(USA)
www.myspace.com/troublechicago

 

Questo omonimo è l'ultimo lavoro in cui i Trouble possono essere definiti una white band a pieno titolo; della zelante cristianità dei tre predecessori non più di tanto qui resta, ma qualche residuo è percepibile, residuo che però poi scomparirà definitivamente nel nuovo corso della band caratterizzato da diversi cambi di line-up al basso e alla batteria, anche se il nucleo formato dal singer Eric Wagner nonchè dagli axemen Bruce Franklin e Rick Wartell è rimasto invariato. I Trouble sono tutt'ora attivi e, in attesa del nuovo album studio, sono recentissimamente usciti con un Dvd live: i due full-length che hanno seguito il disco che stiamo prendendo in esame si staccano dunque in modo piuttosto netto e definitivo dal panorama christian metal.

In questo che è l'album di transizione, e forse il loro migliore, cambia anche il sound della band di Chicago che dal tipico doom/heavy blacksabbathiano anni '80 si evolve maggiormente verso lo stoner: molto presenti sono anche sonorità hard rock, e subito ce ne rendiamo conto ascoltando l'iniziale At the end of my daze aperta proprio da un riffing tipicamente hard rock seguito da un blando heavy dal cantato acuto. Evocativa e nostalgica è l'apertura di The wolf che nella struttura compositiva alterna momenti heavy veloci ma non pesanti con fasi più propriamente hardrockettare: tre sono gli assoli presenti nella traccia e viscerale è a tratti l'interpretazione al microfono di Eric Wagner. Traccia completamente heavy è Psychotic reaction, e quindi la tonalità vocale si adegua: da alta che era qui si fa rauca; ben fatti, come felice consuetudine, gli assoli, il secondo in particolare, da segnalare la presenza di un refrain, presente poi anche nella subentrante doom-track A sinner's fame, infarcita anch'essa di numerosi guitar solos oltre che da una timida melodia malinconica. Il capolavoro dell'album è sicuramente la traccia che viene, The misery shows (Act II). Melodia e sound da ballad, la voce è profonda il chorus è mieloso: fin qui niente di strano, ma improvvisamente si affacciano nel songwritng oltre a break heavy aggressivi lunghissimi tributi pinkfloydiani che sorprendono (positivamente) non poco! 7 minuti e 20 di emozioni.

Riffoni doom cupi e poderosi, heavy tirato e poi esplosivo, complessità arrangiamentale, danno vita a R.I.P., mentre un heavy dal corposo cantato si alterna ad un allegro hard rock nella settima Black shapes of doom. Heaven on my mind è caratterizzata da un heavy infarcito di vaghe melodie, di riff rocciosi, di backing vocals, di lunghi ed articolati solos ed anche qui di rimandi ai Pink Floyd. Possente e complesso è l'heavy style di E.N.D. dove infuocata è la prestazione del singer. A chiudere troviamo All is forgiven, heavy/doom in cui principesco è il lavoro alle sei corde di Wartell e Franklin. Quarantadue minuti, per concludere, di metal old-school che delizieranno non pochi palati fini.

Vaake

VOTO

83

 

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