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Chiamarli i Rush cristiani è riduttivo,
molti in giro usano appiccicare senza scrupoli questo appellativo ai
Trytan, gruppo degli anni '80 appartenente a quel branco di
hard'n'heavy bands cristiane che popolavano l'America nella seconda metà
degli eighties. Il (a mio avviso) pregiudizio di molti, che li
definiscono come fotocopia dei ben più famosi canadesi, proviene
innanzitutto dalla formazione: troviamo tre componenti a dividersi
quattro strumenti, ovvero Jim Dobbs alla batteria, Steve Robinson alle
parti di basso e tastiera, e Larry Dean come chitarrista e vocalist; si
potrebbe passare all'analogo singing, troviamo anche qui una voce
estremamente acuta e sottile, capace di toccare tonalità umanamente
inimmaginabili (la prima volta che li sentii pensavo fosse una donna!)
che in ogni caso spazia su linee e timbri vocali simili a quelle di
Geddy Lee, e forse a questo potevano stare un po' più attenti; neppure
l'impronta stilistica è molto lontana. Sta di fatto che il sound dei
nostri è sorretto più dall'impostazione hair metal che da quella hard
rock, il sound chitarristico è più aguzzo e la batteria calca tempi più
veloci e tecnici con l'uso della doppia cassa, e in ogni caso le idee
musicali proposte hanno non poca personalità e mescolano a mio avviso
direzioni musicali differenti da quelle dei Rush.
Con questo esordio discografico i Trytan dimostrano subito la
tecnica compositiva maturata nei precedenti Demo (uno nell'86 e l'altro
lo stesso anno di uscita del disco), affermando già da subito il proprio
sound; gli otto pezzi di "Celestial Messenger" hanno a mio avviso
una notevole scissione interna, ci sono da una parte pezzi stupendi che
al primo ascolto mi sono rimasti in testa senza troppi indugi,
dall'altra invece pezzi comunque interessanti ma che a un primo impatto
non mi dicevano niente; in ogni caso un ascolto approfondito mi ha
permesso di assimilare meglio tutto il disco unificandone l'essenza.
Partiamo dalla seconda categoria: Gettin ready e
Don't turn away sono due pezzi di hard'n'heavy classico,
strutture semplici-pop che passano abbastanza velocemente, buone ma
l'attenzione va da altre parti; It's war e Rip Van
Winkle aprono entrambe con la tastiera, la quale alterna nel
corso dei pezzi l'egemonia con la chitarra, interessanti senza ombra di
dubbio per la particolarità degli scambi, e delle metriche; ma sembra
che il secondo brano sia un po' troppo ripetitivo musicalmente. Passiamo
adesso alla prima categoria dei brani proposti in ordine crescente di
qualità: Chains possiede caratteristiche molto prog,
assoli di synth e melodie alla Kansas che nel contesto virano la
direzione finora udita; buon risultato, ma passiamo a Mr Electric,
appellativo metaforico che descriverebbe Dio come colui che dà
l'elettricità necessaria per vivere (Standing in our shadows. / it's you
who shines the light, / Mr Electric tonight could be your night, / Mr
Electric we get a charge from you, / Electric man reaching for the stars,
/ Slightly eccentric you know who you are, / Mr electric we love the way
you play air guitar): il refrain mi ha preso subito, poco da aggiungere,
è uno di quei pezzi che si potrebbe sentire come sigla di un cartone
animato giapponese, ed è bizzarro che ciò non sia un difetto (ce ne sono
in questo disco ma sono altri), la presenza di synth e riff epici
sull'intro riescono ad eguagliare la bellezza del bridge-ritornello, e
non è affatto facile, ottimo il risultato quindi. Passiamo a
Nowhere to run, altro bellissimo pezzo che fa quasi da preludio
a quello che a mio avviso è il capolavoro del disco... Genesis:
"In the beginnig God created heavens and earth.." abbiate la premura di
sopportare il mio forse eccessivo concentrarmi su questa intro, ed
immaginatevi uno scenario apocalittico, sottofondo epicissimo di synth,
tastiere e effetti vari, ed un vocione potente che legge i primi 3 versi
di Genesi 1 creando una suspense inimmaginabile; appena finita la
lettura parte un potentissimo accordo di chitarra seguito da una ritmica
pomp scandita dalla cassa e sormontata da un riff stupendo di
tastiera... e si parte! Il pezzo si muove a meraviglia e chiude in
maniera straordinaria questo album tirando assolutamente su lo standard
qualitativo del songwriting.
Il modo di suonare dei nostri è a mio avviso leggermente sbilanciato, la
drum section è buona, il basso è una figura predominante che con classe
riesce a fare da padrone; giungendo invece a Larry possiamo dire che fa
sicuramente un'ottima figura al microfono, e la fa anche sulle ritmiche
mostrando idee ricercate e particolari nel modo di suonare proprie di
non molti chitarristi, ma sugli assoli sembra un po' scadente, a
discapito delle parti soliste di tastiera che rendono molto ma molto di
più. E' sicuramente un aspetto curioso di questo disco, che possiamo
sicuramente definire un prodotto dalle molteplici qualità, un curioso
incontro tra un heavy metal ottantiano non scevro di influenze glam e un
progressive rock a tratti molto spaziale e futuristico; in ogni caso
veramente un buon prodotto.
Francesco Romeggini
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