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TRYTAN
Celestial Messenger
prog
1987 - R.E.X. Records / 2000 - Magdalene Records
(USA)
www.myspace.com/officialtrytan

 

Chiamarli i Rush cristiani è riduttivo, molti in giro usano appiccicare senza scrupoli questo appellativo ai Trytan, gruppo degli anni '80 appartenente a quel branco di hard'n'heavy bands cristiane che popolavano l'America nella seconda metà degli eighties. Il (a mio avviso) pregiudizio di molti, che li definiscono come fotocopia dei ben più famosi canadesi, proviene innanzitutto dalla formazione: troviamo tre componenti a dividersi quattro strumenti, ovvero Jim Dobbs alla batteria, Steve Robinson alle parti di basso e tastiera, e Larry Dean come chitarrista e vocalist; si potrebbe passare all'analogo singing, troviamo anche qui una voce estremamente acuta e sottile, capace di toccare tonalità umanamente inimmaginabili (la prima volta che li sentii pensavo fosse una donna!) che in ogni caso spazia su linee e timbri vocali simili a quelle di Geddy Lee, e forse a questo potevano stare un po' più attenti; neppure l'impronta stilistica è molto lontana. Sta di fatto che il sound dei nostri è sorretto più dall'impostazione hair metal che da quella hard rock, il sound chitarristico è più aguzzo e la batteria calca tempi più veloci e tecnici con l'uso della doppia cassa, e in ogni caso le idee musicali proposte hanno non poca personalità e mescolano a mio avviso direzioni musicali differenti da quelle dei Rush.

Con questo esordio discografico i Trytan dimostrano subito la tecnica compositiva maturata nei precedenti Demo (uno nell'86 e l'altro lo stesso anno di uscita del disco), affermando già da subito il proprio sound; gli otto pezzi di "Celestial Messenger" hanno a mio avviso una notevole scissione interna, ci sono da una parte pezzi stupendi che al primo ascolto mi sono rimasti in testa senza troppi indugi, dall'altra invece pezzi comunque interessanti ma che a un primo impatto non mi dicevano niente; in ogni caso un ascolto approfondito mi ha permesso di assimilare meglio tutto il disco unificandone l'essenza. Partiamo dalla seconda categoria: Gettin ready e Don't turn away sono due pezzi di hard'n'heavy classico, strutture semplici-pop che passano abbastanza velocemente, buone ma l'attenzione va da altre parti; It's war e Rip Van Winkle aprono entrambe con la tastiera, la quale alterna nel corso dei pezzi l'egemonia con la chitarra, interessanti senza ombra di dubbio per la particolarità degli scambi, e delle metriche; ma sembra che il secondo brano sia un po' troppo ripetitivo musicalmente. Passiamo adesso alla prima categoria dei brani proposti in ordine crescente di qualità: Chains possiede caratteristiche molto prog, assoli di synth e melodie alla Kansas che nel contesto virano la direzione finora udita; buon risultato, ma passiamo a Mr Electric, appellativo metaforico che descriverebbe Dio come colui che dà l'elettricità necessaria per vivere (Standing in our shadows. / it's you who shines the light, / Mr Electric tonight could be your night, / Mr Electric we get a charge from you, / Electric man reaching for the stars, / Slightly eccentric you know who you are, / Mr electric we love the way you play air guitar): il refrain mi ha preso subito, poco da aggiungere, è uno di quei pezzi che si potrebbe sentire come sigla di un cartone animato giapponese, ed è bizzarro che ciò non sia un difetto (ce ne sono in questo disco ma sono altri), la presenza di synth e riff epici sull'intro riescono ad eguagliare la bellezza del bridge-ritornello, e non è affatto facile, ottimo il risultato quindi. Passiamo a Nowhere to run, altro bellissimo pezzo che fa quasi da preludio a quello che a mio avviso è il capolavoro del disco... Genesis: "In the beginnig God created heavens and earth.." abbiate la premura di sopportare il mio forse eccessivo concentrarmi su questa intro, ed immaginatevi uno scenario apocalittico, sottofondo epicissimo di synth, tastiere e effetti vari, ed un vocione potente che legge i primi 3 versi di Genesi 1 creando una suspense inimmaginabile; appena finita la lettura parte un potentissimo accordo di chitarra seguito da una ritmica pomp scandita dalla cassa e sormontata da un riff stupendo di tastiera... e si parte! Il pezzo si muove a meraviglia e chiude in maniera straordinaria questo album tirando assolutamente su lo standard qualitativo del songwriting.

Il modo di suonare dei nostri è a mio avviso leggermente sbilanciato, la drum section è buona, il basso è una figura predominante che con classe riesce a fare da padrone; giungendo invece a Larry possiamo dire che fa sicuramente un'ottima figura al microfono, e la fa anche sulle ritmiche mostrando idee ricercate e particolari nel modo di suonare proprie di non molti chitarristi, ma sugli assoli sembra un po' scadente, a discapito delle parti soliste di tastiera che rendono molto ma molto di più. E' sicuramente un aspetto curioso di questo disco, che possiamo sicuramente definire un prodotto dalle molteplici qualità, un curioso incontro tra un heavy metal ottantiano non scevro di influenze glam e un progressive rock a tratti molto spaziale e futuristico; in ogni caso veramente un buon prodotto.

Francesco Romeggini

VOTO

84

 

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