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TRYTAN
Celestial Messenger
 
 

 

TRYTAN
Sylentiger
hard rock
1993 - R.E.X. Records
(USA)
www.myspace.com/officialtrytan

 

Li avevamo lasciati circa cinque anni prima con il loro esordio "Celestial Messenger", disco dalle sonorità pomp-prog con il quale diversi li avevano un po' superficialmente soprannominati la copia dei Rush; i Trytan tornano sulle scene con "Sylentiger", disco che bene o male che sia chiude la discografia studio di questa band, li rivedremo infatti soltanto nel 2001 con un live album intitolato appunto "Live At Cornerstone 2001" (per chi non lo conoscesse il Cornerstone Festival è un appuntamento annuale di christian metal in America, il più prestigioso festival riguardante il movimento) Rispetto al disco precedente notiamo modifiche ma, a mio avviso, anche involuzioni: la venatura prog che caratterizzava il primo lavoro svanisce in funzione di un sopravvento della componente hard'n heavy, le tastiere perdono importanza rispetto al resto degli strumenti e le strutture dei brani diventano più lineari e semplici; il sound è invece più spreciso, alcuni volumi sono un pochino sbilanciati (il rullante della batteria copre e soffoca spesso chitarra ritmica e basso) e comunque sia la qualità anche dei singoli strumenti perde punti rispetto al primo disco, dove invece i suoni erano migliori.

Per quello che riguarda la composizione i migliori episodi si hanno a mio avviso in Make your move, forte di un apertura di chitarra e di un ritornello veramente belli (per non parlare del testo molto toccante "Make Your Move, His love's surrounded you, You Won't lose, He's fought and died for you") e nella epica Beyond the night, dove la band a mio avviso si esprime al meglio nelle sue doti melodiche. Altri buoni episodi li troviamo nella titletrack, nella emozionante Here to say e nella opener Take cover, forte di un tiro più heavy oriented e di un bellissimo chorus recitante "There's Still Time To Change Your Mind". Il resto dei brani mantiene standard qualitativi medio-bassi e ripetizioni strutturali alla lunga un pochino stuccanti. E' cambiata la superficie ma è rimasto immutato il nocciolo; sarebbe a dire che se stilisticamente si hanno dei cambiamenti (i pezzi suonano decisamente più hard rock e le strutture sono più semplici e meno prog rispetto a prima) si ha tuttavia lo stesso equilibrio nel tirare fuori idee, quello sbilanciamento tra la qualità dei brani che si notava nella prima release risalta tuttora, si hanno pezzi ottimi dall'altissimo tasso melodico mescolati a brani banali che forse potevano essere evitati, la vocina alla Geddy Lee rimane immutata, mentre invece peggiora ulteriormente chitarra solista, la quale risulta sprecisa e suonata molto male (soprattutto nei tentativi di virtuosismo decisamente falliti) ed è un peccato sentire che le bellissime trovate melodiche delle parti ritmico-lente vengano miseramente rovinate da inutili frullati di note buttati li a casaccio senza un minimo criterio.

Potremo riassumere dicendo che questo disco suona come un hard'n heavy alla Europe, epicizzato; non si raggiunge la qualità del primo sorprendente album, ma si hanno lo stesso quei bellissimi spunti melodici che tra un pezzo e l'altro controbilanciano la mancanza di idee di alcuni episodi, non scevro quindi di pecche questo disco conclude in maniera sia pure buona la breve discografia di questo trio.

Francesco Romeggini

VOTO

74

 

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