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Adrenalina: è questa l’unica parola
che mi viene nel descrivere il debutto dei Twelve Gauge Valentine.
Nato nel 2003, il gruppo presenta al pubblico un miscuglio di chaoscore
e noisecore (tipo gli ultimi Norma Jean) e southern metal (in
stile Maylene And The Sons Of Disaster), caratterizzato da ritmi
no-stop e da un sound particolarmente ripetitivo. E’ proprio questo il
brutto di "Shock Value": non c’e’ un pezzo che prevalga sugli
altri, in quanto ognuno presenta sempre gli stessi elementi, senza
melodie orecchiabili, e senza distinzioni.
Musicalmente, però, sono bravissimi
a fare quello che fanno. Prendo per esempio la opener Casket
junkie, un pezzo adrenalinico e scatenato che provocherà in
molti la voglia di darsi all'headbang selvaggio, e che narra la storia
di una donna ossessionata dagli omicidi. I testi dei brani sono
anch'essi molto particolari, in quanto stranissimi, satirici, e a volte
colmi di non-sense, ma di quel tipo in cui il significato è nascosto da
qualche parte. Oltre al fatto che ogni brano è uguale a tutti gli altri,
c’è anche un problemuccio con le vocals: il singer Jon Green ha un modo
stranissimo di urlare. A volte sembra che stia parlando, mentre a volte
urla come un forsennato, o growla come un bufalo, ma è il suo timbro che
non mi va giù per niente. Sarà questione di farsi l’abitudine forse, ma
a me non va giù.
C’è da dire se non che ad un primo ascolto
quest’album piacerà a molti per la sua natura adrenalinica e furiosa.
Però, dopo 3 ascolti, ho iniziato a prestare attenzione alla sostanza, e
rotta la magia mi è sembrato di star ascoltando la stessa traccia in
ripetizione 10 volte. Le fondamenta per un album grandioso ci sarebbero,
ma la sostanza manca. Purtroppo quest’album è sotto la media. Spero in
un seguito migliore, che dovrebbe uscire quest’anno.
Christopher Warman |