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Tra le ormai defunte band christian metal degli anni
'80-'90 spiccano i Tyrant, senza dubbio un gruppo importante per
il settore. I californiani suonano un heavy metal classico che ricorda
lontanamente lo stile adoperato nel primo disco dagli Iron Maiden,
e in "Legions Of The Dead" dimostrano di avere grandi capacità e
di saper proporre molto bene questo genere. Avendo rilasciato solo un Ep
tre anni prima, i Tyrant pubblicano questo album nel 1985 e si
presentano con Glen May alla voce, Rocky Rockwell alla chitarra, Greg
May al basso e Rob Roy alla batteria; senza dubbio la mancanza di una
seconda chitarra si sente, cosa che nel vero heavy tradizionale sarebbe
fondamentale ma va bene così, perchè se chiudiamo un occhio sulla
mancanza dei giochetti fatti con le doppie chitarre non possiamo dire
assolutamente che questo disco sia male.
Warriors of metal apre il Cd con un giro armonico classico
per l'heavy metal (sia per la tonalità che per la successione melodica),
ed è una caratteristica che molto accomuna un po' tutti i brani del
disco che, ad eccezione della traccia numero due Fall into the
hands of evil, prevedono una costruzione melodica molto lineare,
passata la terza canzone del disco detta The battle of
Armageddon si
arriva alla titletrack, ed è necessario soffermarsi ad analizzarla per
la sua bellezza: un giro di chitarra classica introduce quella che
sembrerebbe una ballad dalla melodia pienamente maideniana, ma è solo
un'introduzione che lascia il posto a una schitarrata e ad un heavy in
piena regola costruito veramente con ingegno. La successiva
Tyrant's revelation è un parlato accompagnato da suoni di campane creando
un'atmosfera pienamente medioevale; si passa quindi a
Listen to the preacher (belle le lyrics che parlano di ascoltare il predicatore di Dio
e di non prendere il marchio della bestia: "Listen to the preacher,
/ don't
turn your back on him / Listen to the preacher, / he's the only hope we've
got / this demon, this tool of Satan / We must see him we can't be blind,
/ people will follow with blind ambition / They will take his mark / and lose
their mind), Knight of darkness e Thru the night, ovvero altri tre pezzi heavy
in piena regola che lasciano successivamente il posto alla più lenta e
pacata Sacrifice.
A chiudere questo disco ci pensa una cavalcata chiamata
Time is running low che conferma per la decima volta le grandi capacità
di questa band, che non spicca troppo tra i gruppi della storia del
christian metal, ma che è comunque assolutamente da consigliare per tutti
gli amanti del buon vecchio heavy tradizionale.
Francesco Romeggini |