|
A quindici anni dall'inizio della propria carriera,
e a sei dall'ultimo album, gli Ultimatum pubblicano "Into The
Pit", forse uno dei più belli della loro discografia. La formazione,
proveniente dal New Mexico, è composta da quattro membri: Rob Whitlock
al basso, Sean Griego alla batteria, Robert Gutierrez alla chitarra e
Scott Waters al microfono, questi ultimi due unici presenti nella band
sin dalla sua fondazione. Gli Ultimatum propongono un thrash
metal abbastanza estremo, soprattutto per quanto riguarda le parti
vocali, poiché la voce di Waters è molto dura e secca. Affascinante
inoltre l'artwork dell'album, un disegno molto bello e ben realizzato
raffigurante una mostruosa creatura (Satana), incatenata, che sta per
cadere "dentro il fosso" ("Into The Pit") circondato da fiamme,
identificabile con l'Inferno.
"Into The Pit" contiene 11 tracce di estremo
thrash metal, tra cui una cover di Wratchild, storico
pezzo degli Iron Maiden.Tuffiamoci quindi in quello che è un
massacro sonoro in puro thrash style. One for all, l'open
track, esordisce con un veloce riff thrash, che riporta in mente i
Pantera di "Cowboys From Hell" e ci fa già pregustare i
successivi 37 minuti dell'album. Il cantato è secco, graffiante ed
aggressivo, segno particolare e distintivo dell'intero album. Si
continua con Exonerate, più potente e violenta della
prima, già dall'inizio, quando un potentissimo riff sostenuto da quello
che è definibile una sorta di frullatore batteristico, ci prepara a
farci trasportare dall'energico refrain. Seguono Deathwish,
aperta dal basso di Whitlock, Blood covenant, che presenta
un bellissimo testo ed un fantastico assolo, ed Heart of metal,
brani questi che portano le stesse caratteristiche delle prime tracce
senza alcuna caduta di tono. Interessante Wratchild, come
già detto cover dello storico pezzo degli Iron Maiden dall'album
"Killers", rivista e riarrangiata dalla band in chiave thrash,
ottenendo a mio parere un buon risultato, ma pur sempre lontano dal
livello dell'originale. La settima traccia, Trasgressor,
veloce e ritmata, precede Blink, una vecchia canzone della
band risalente al debut album "Symphonic Extremities", rivista e
ri-registrata in maniera assolutamente superiore. Blind faith,
che non si distacca dallo stile tipico dell'album, è seguita dalla
stupenda title-track, Into the pit per l'appunto, pezzo
strumentale aperto da un malinconico e fascinoso arpeggio che rievoca lo
stile dei primi Metallica, seguito da un altrettanto bell'assolo,
tema principale della canzone. Chiude l'album Game over,
sulle stesse coordinate del resto del disco.
Un buon album destinato a diventare un classico
della band, e, forse, dell'intero movimento del thrash cristiano. Certo,
potrebbe non essere di gradimento a tutti poiché violento e, inutile
negarlo, in alcune parti monotono, ma, in ogni caso, è da ammirare come
la band abbia creato un sound così personale e distintivo.
Enrico Riccobene
|