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Puppet Of Destruction
thrash
1998 - Rowe Productions
(USA)
www.myspace.com/ultimatummetal

 

Una delle band più grezze del white metal vede il suo apice musicale nell'album "Puppet Of Destruction"; sono gli Ultimatum, thrashettoni che, capelli bagnati, giacconi di pelle e petto in fuori entrano sul palco tutti infuriati e scatenati con le loro Harley-Davidson, la loro birra in mano e i loro occhialoni da sole da veri bikers. Per quello che riguarda la musica invece è tutto un altro mondo, spesso l'apparenza inganna, perché quando c'è da impegnarsi c'è da impegnarsi, la presenza scenica è pur sempre presenza scenica, ma deve essere in secondo piano rispetto alla qualità musicale, mai fare il contrario.

Con "Puppet Of Destruction" i nostri pubblicano la seconda release, stavolta con la Rowe Productions, e a distanza di tre anni dal primo "Symphonic Extremities" sfornano un Cd con una migliore qualità di suono e di registrazione (la Rowe Productions d'altronde non poteva deluderci), ma come detto prima per la presenza scenica, anche la qualità dell'audio non basta certo a fare di un Cd un capolavoro, e questa band spesso rischia di essere uno di quei casi. Il thrash proposto in questo album è grezzo e schematico, molto lineare ma molto d'impatto, sound chitarristico secco che per coloro che apprezzano gli Overkill può rivelarsi piacevole. La partenza fulminante di Never sembra preludere a un discreto disco, come parrebbe anche dalla successiva Mortal stomp; ma le successive Scorn e Puppet of destruction appaiono un poco ripetitive, sia per il modo in cui iniziano che per i tempi utilizzati. Sta di fatto che anche Gutterbox rimane sulla scia e Repentance, pur essendo forse più espressivo come brano, rimane altrettanto simile agli appena citati. World of sin che sembra una ripetizione di ciò che è appena stato detto, si rivela invece un pezzo molto più dinamico con cambi di tempo e partiture strumentali interessanti, bucate qua e là da qualche assolo tagliente. Crosshope si presenta con intro triste e lenta, sfociando poi nel solito thrash grezzo che abbiamo ascoltato finora. Forse sono le ultime due canzoni quelle più soddisfacenti: Conform to reality è eseguita su un classico riff da metal americano che comunque, pur essendo abbastanza semplice, conferisce pathos alla song; Charged/Power parte in maniera analoga ma molto più veloce e aggressiva. Insomma, se il disco fosse stato realizzato completamente come sono le prime e le ultime due tracce, sarebbe stato molto più apprezzabile.

In fin dei conti sia pure con una tecnica chitarristica non esagerata e una voce non troppo studiata, il Cd tiene e in parte soddisfa; per il resto, forse un po' più di cura ai pezzi, qualche idea compositiva diversa e qualche intro fatta col basso o con la batteria per rompere la monotonia del platter non avrebbero fatto male. D'altronde il white-thrash non è più molto diffuso, sia per il gusto musicale che va oggi, sia per il fatto che poche sono state le band a supportarlo sulla scena, quindi cerchiamo di apprezzare questi lavori, sia pure con i loro difetti, ma sperando che in un futuro gruppi come gli Ultimatum possano migliorare e pubblicare materiale più professionale e lavorato.

Francesco Romeggini

VOTO

78

 

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