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Una delle band più grezze del white metal vede il
suo apice musicale nell'album "Puppet Of Destruction"; sono gli
Ultimatum, thrashettoni che, capelli bagnati, giacconi di pelle e
petto in fuori entrano sul palco tutti infuriati e scatenati con le loro
Harley-Davidson, la loro birra in mano e i loro occhialoni da sole da
veri bikers. Per quello che riguarda la musica invece è tutto un altro
mondo, spesso l'apparenza inganna, perché quando c'è da impegnarsi c'è
da impegnarsi, la presenza scenica è pur sempre presenza scenica, ma
deve essere in secondo piano rispetto alla qualità musicale, mai fare il
contrario.
Con "Puppet Of Destruction" i nostri pubblicano la seconda
release, stavolta con la Rowe Productions, e a distanza di tre anni dal
primo "Symphonic Extremities" sfornano un Cd con una migliore
qualità di suono e di registrazione (la Rowe Productions d'altronde non
poteva deluderci), ma come detto prima per la presenza scenica, anche la
qualità dell'audio non basta certo a fare di un Cd un capolavoro,
e questa band spesso rischia di essere uno di
quei casi. Il thrash proposto in questo album è grezzo e schematico,
molto lineare ma molto d'impatto, sound chitarristico secco che per
coloro che apprezzano gli Overkill può rivelarsi piacevole. La partenza fulminante di
Never sembra preludere a un discreto disco, come parrebbe
anche dalla successiva Mortal stomp; ma le successive
Scorn e Puppet of destruction appaiono un poco
ripetitive, sia per il modo in cui iniziano che per i tempi utilizzati.
Sta di fatto che anche Gutterbox rimane sulla scia e
Repentance, pur essendo forse più espressivo come brano,
rimane altrettanto simile agli appena citati. World of sin
che sembra una ripetizione di ciò che è appena stato detto, si rivela
invece un pezzo molto più dinamico con cambi di tempo e partiture
strumentali interessanti, bucate qua e là da qualche assolo tagliente.
Crosshope si presenta con intro triste e lenta, sfociando
poi nel solito thrash grezzo che abbiamo ascoltato finora. Forse sono le
ultime due canzoni quelle più soddisfacenti: Conform to reality
è eseguita su un classico riff da metal americano che comunque, pur
essendo abbastanza semplice, conferisce pathos alla song; Charged/Power
parte in maniera analoga ma molto più veloce e aggressiva. Insomma, se
il disco fosse stato realizzato completamente come sono le prime e le
ultime due tracce, sarebbe stato molto più apprezzabile.
In fin dei conti sia pure con una tecnica
chitarristica non esagerata e una voce non troppo studiata, il Cd tiene
e in parte soddisfa; per il resto, forse un po' più di cura ai pezzi,
qualche idea compositiva diversa e qualche intro fatta col basso o con
la batteria per rompere la monotonia del platter non avrebbero fatto
male. D'altronde il white-thrash non è più molto diffuso, sia per il
gusto musicale che va oggi, sia per il fatto che poche sono state le
band a supportarlo sulla scena, quindi cerchiamo di apprezzare questi
lavori, sia pure con i loro difetti, ma sperando che in un futuro gruppi
come gli Ultimatum possano migliorare e pubblicare materiale più
professionale e lavorato.
Francesco Romeggini
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