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The Mechanics Of Perilous Times
thrash
2001 - Rowe Productions
(USA)
www.myspace.com/ultimatummetal

 

Gli Ultimatum sono cinque appassionati christian thrashsters da Albuquerque, nel New Mexico, che con "The Mechanics Of Perilous Times" firmano il terzo full-length della storia del sodalizio. Tanta passione profusa non necessariamente porta frutti prelibati e questo ne è, ahimè, un esempio. Prima di analizzarne i perchè uno sguardo alle lyrics: da "ortodossi" protestanti non mancano critiche al sistema gerarchico cattolico reo farsi mediatore tra l'uomo e la Divinità, prediligendo loro invece l'instaurare un rapporto spirituale libero e diretto con Dio, fondato sulla Scrittura (Temple of the Spirit); antidarwinismo pro creazionismo, ipotesi epistemologica ancora in voga qui e là negli States (Shroud of science); critica serrata alla Generation X di Mtv ed invito a questa ad aprire il Libro dei libri per capire il vero senso della vita (Perilous times); tematiche spirituali, salvifiche e cristologiche più classiche espresse in modo non troppo articolato ma intenso ed irruento.

Arriviamo così al discorso musicale, e qui inizia a farsi piuttosto scura. Il genere propugnato dal quintetto è un classicissimo thrash di fine eighties composto con buon gusto e lodevole varietà, ma che risulta sconfitto in tre grandi battaglie. La prima, il cantato: il falsetto screameggiante del singer Scott Waters, anche Once Dead, non convince proprio ed incappa in passaggi interpretativi sballati se non addirittura fastidiosi - vedi Perilous times ma anche The purging. La seconda, l'esecuzione: bene a livello di intelaiatura ritmica ma quando si tratta di guitar solos cominciano i problemi: Robert Gutierrez e Steve Trujillo risultano molto alterni proponendo buonissimi spunti ma anche banalità non scevre di pecche esecutive. La terza, devastante, la produzione: francamente quasi impresentabile, soprattutto nella registrazione del drumming; brutti suoni, pulizia sconosciuta, potenza completamente dispersa. Molto, troppo, sotto uno standard qualitativo accettabile.

Ciononostante l'interesse verso "The Mechanics Of Perilous Times" riesce ad essere destato in più occasioni, quantomeno dopo diversi ascolti di metabolizzazione. Ad esempio la presenza del growl nell'opener Temple of the Spirit ma non solo; le atmosfere ricche di tensione nell'attacco di Greed Regime Inc., la quale ammassa in sette minuti e mezzo melodie di refrain, assoli affilati e riffing cavalcanti; le bordate, le sfuriate e l'ispirato drumming ritmico di The purging; le pause e le riprese violente in Crash course; le atmosfere cupe e rallentate ed il buon guitar work di Burn. L'episodio migliore è però, e forse la cosa è abbastanza imbarazzante, la strumentale MutalMitlu, fatta di soffuse atmosfere inquiete, riff dolce e sognante, sound nervoso, sfuriate tecniche seppur non veloci e inattesi notevoli solos. Tirando le somme: produzione men che mediocre, ma al contempo anche discrete intuizioni. Nel complesso una sufficienza risicata non me la sento di negarla, ma fondata sulla speranza che nel futuro le varie (ampie) falle siano state turate.

Valerio Mei

VOTO

62

 

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