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Lost In The Sound Of Separation
 
 

 

UNDEROATH
Ø (Disambiguation)
post-hardcore
2010 - Solid State / Tooth & Nail / Roadrunner
(USA)
www.myspace.com/underoath

 

E’ molto difficile recensire un album degli Underoath. Ormai dal lontano 2004 i nostri sono diventati l’icona post-hardcore sia nel mondo white che secolare, ed è quasi un peccato capitale dare un brutto voto a uno dei loro dischi. E dall’uscita di "Define The Great Line" del 2006 sembra che non abbiamo ancora toppato, "Ø (Disambiguation)", il loro ultimo lavoro, è l'ulteriore dimostrazione di ciò. Come disco è ottimo, pieno di riffoni, ritmi trascinanti, e melodie orecchiabili e coinvolgenti, il che lo rende ancora più difficile da recensire.

Iniziamo con le vocals. I più accaniti seguaci della band noteranno subito un cambio nel dipartimento vocals: infatti il batterista Aaron Gillespie, che ci "graziava" con le sue vocals stridule, non fa più parte della line-up; tocca allora al vocalist Spencer Chamberlain screamare e cantare le parti melodiche, e onestamente direi che se la cava proprio bene. Le sue vocals clean, già apparse in qualche vecchio pezzo, sono leggermente più profonde di quelle di Aaron, e anche quando raggiungono note acute sanno meno di emo, come per esempio in Catch myself catching myself (il pezzo forte del platter). Musicalmente il gruppo mantiene parecchi degli arrangiamenti del precedente "Lost In The Sound Of Separation", come per esempio giri di basso distorto, ma si mischiano un po’ con le sonorità elettroniche di "Define The Great Line". Infatti più ascolto il disco più noto che si tratta di un mix di sound dei due precedenti lavori. Pezzi da notare: oltre a Catch myself catching myself ci sono la opener, In division, di impatto potente, e Vacant mouth, maggiormente melodico ma pur un ottimo pezzo. Da citare anche Driftwood, sicuramente la composizione più originale mai realizzata dagli Underoath, essendo di pura elettronica sperimentale.

In conclusione "Ø (Disambiguation)" è un ottimo disco. Di sicuro non ottimo quanto "Define The Great Line" (o anche "The Changing Of Times", ma nessun disco post-hardcore arriverà mai a tale perfezione), tuttavia molto meglio di "Lost In The Sound Of Separation". Quindi il voto mi viene quasi spontaneo.

Christopher Warman

VOTO

91

 

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