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Band nata a Tampa, nella camera da letto del cantante, gli
Underoath sono probabilmente uno dei migliori prodotti Core sulla
piazza. Per poter ascoltare le prime canzoni composte dai nostri bisogna
aspettare luglio 1999, data di uscita di questo "Act Of Depression",
raccolta di 7 canzoni su cui la label Takehold Records butta la propria
fiducia, sfidando il mercato, producendo un disco che si avvicinava a
generi abbastanza saturi e pieni di gruppi cloni e quindi ormai poco
originali. Il disco viene stampato in sole mille copie ma trova in breve
tempo una schiera di fan che segue la band e ne condivide la propria
fede.
Un album grezzo. Che però permette a questo gruppo di esser
subito apprezzato da coloro che non ne potevano più di un post-core che
aveva perso molto di ciò che era la sua caratteristica principale:
l’innovazione. Qui abbiamo 45 minuti di Core
purissimo. Riff velocissimi, doppia cassa praticamente onnipresente
(spaventosa, a tal proposito, è la prestazione del batterista), voce
cattivissima alternata a pezzi puliti. Infatti, una prima notazione è
proprio che i nostri tecnicamente ci stanno non dentro…di più. Cosa
strana è sicuramente la lunghezza della canzoni, ricordiamo infatti che
per un gruppo core di solito diventa complesso fare pezzi più lunghi di
2 minuti: è evidente gli Underoath hanno molto da dire e quindi
hanno bisogno di più tempo. A love so pure può esser presa
come esempio. Un concentrato di cristianità e tecnica il tutto
perfettamente fuso. Quel "Jesus Christ I love You" (a mio giudizio un
po' melenso…) che compare per tutta la durata della canzone fa capire
molto il perché, anzi il per Chi, fanno musica.
Consigliato a chi ama il core con un buon livello tecnico;
è il primo album, indi per cui per il futuro ci si aspetta un grosso sviluppo di idee
e di tecniche varie.
Luigi Cantamesse
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