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Dopo un debutto come
"Act Of Depression" gli Underoath sono tornati con un
secondo progetto, parecchio diverso dal precedente. Innanzitutto la
musica è molto più complessa e articolata del primo album, che è
decisamente grezzo se messo a confronto; secondo aspetto poi, questo
lavoro diverge dal debutto in quanto i pezzi sembrano quasi unblack,
dato che contengono varie corali-synth e organi. Non c’è che dire, un
cambiamento davvero grande!
Esaminiamone le tracce. L’album apre con
The last, un brano davvero formidabile, ricco di solos,
stacchetti di batteria, doppia cassa e synth a volontà. Gli 'oath
hanno fatto un lavoro eccelso con questa traccia. Segue Walking
away, a mia opinione la migliore del disco: apre con Dallas
Taylor che ripete "The day I left you was the worst mistake I ever made"
facendo uso di scream e growl divisi in right e left, ascoltare per
credere. In seguito il pezzo cambia e ricambia parecchie volte, da ritmi
unblack a parti quasi punk… fino ad arrivare ad un punto in cui tutti
gli strumenti si fermano per lasciare spazio ad una chitarra acustica
arpeggiata, a cui poi si aggregherà la doppia cassa assumendo un ritmo
metalcore, per poi cambiare nuovamente. Questo è probabilmente il
miglior pezzo degli Underoath dopo The sun still sleeps!
In seguito abbiamo Giving up hurts the most, che se
arrangiato con qualche synth e con un po’ più melodia, sarebbe stato
benissimo anche nel loro album seguente, "The Changing Of Times".
And I dream of you, invece, è un pezzo molto simile a
Walking away, includendo anche qui un tratto d'acustica.
Chiude il disco la title-track Cries of the past, un brano
maggiormente dark rispetto al resto dell’album; qui il cantante Dallas
Taylor, esprime tutti i suoi sentimenti e le sue rabbie riguardanti la
morte della fidanzata in un incidente stradale (come si può sentire
all‘inizio del pezzo). Un brano ottimo, che però ci lascia capire quale
sia stato uno dei motivi per il quale gli Underoath han fatto
andar via il cantante 3 anni dopo: Dallas Taylor è depresso.
Album ottimo, non c’è che dire. Non certo come
"The Changing Of Times", ma sicuramente meglio di qualsiasi altro
lavoro che abbiano realizzato! Consigliabile agli amanti del metalcore
come pure agli amanti dell’unblack!
Christopher Warman
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